Sulle strade europee si punta alla mobilità condivisa

27-07-2018
Più di un italiano su due favorevole ai veicoli in comune

Sulle strade delle città europee ci saranno sempre meno viaggi in auto. Tanto, che chi opera nel settore del noleggio auto con conducente, sta cominciando a riorganizzarsi e a puntare su nuovi obiettivi. Il trasporto urbano del futuro non sarà certo legato ai veicoli a quattro ruote come lo era nel passato. L’attenzione vira verso mezzi concorrenti, meglio se a basse emissioni inquinanti, che coniugano praticità e rispetto dell’ambiente.

Come scooter elettrici e biciclette, veicoli a zero impatto importati per attuare quel trasporto intermodale (ovvero lo scambio tra più mezzi di trasporto) sul quale si fondano le più nuove strategie di mobilità sostenibile. Uber e Lyft, servizi concorrenti di noleggio auto con conducente, hanno recentemente avviato una campagna di espansione nel settore bike sharing, considerato strategico nell’attuazione degli spostamenti intermodali. E negli ultimi quattro anni hanno diversificato gli investimenti portando al raddoppio, in alcune città, i servizi urbani a due ruote. L’ultimo, nell’ordine di tempo, è stato Lyft (sede a San Francisco e fatturato di 1 miliardo di dollari nel 2017) che ha rilevato il più grosso operatore nordamericano di bike sharing, Motivate, per 250 milioni di dollari. Un acquisto con il quale l’azienda statunitense non solo ha incorporato i contratti del servizio già attivi con le singole città ma ha rilevato anche un patrimonio di stazioni di parcheggio delle bici nei maggiori centri metropolitani d’oltreoceano.

Un patrimonio che, secondo gli strateghi dell’azienda, potrà, in futuro, essere trasformato in stazioni di scambio intermodale tra i diversi mezzi o punti di ricarica di batterie per auto, bici e scooter
elettrici. Motivate, che gestisce CityBike a New York e Ford GoBike a San Francisco, è presente in alcune delle principali città americane, come Boston, Chicago, Washington. Non più di tre mesi fa, anche Uber, leader del settore (quotato con circa 72 miliardi di dollari) aveva rilevato Jump Bicycles, gestore di bike-sharing elettrici e free floating, per 200 milioni. Per arricchire l’offerta di mobilità  urbana e diventare nel futuro, come ha spiegato con molta chiarezza l’amministratore delegato, Dara Khosrowshahi, “l’Amazon dei trasporti”.

Il 54% degli italiani ama la condivisione del mezzo

Oltre 18 milioni di italiani, circa il 28% della popolazione, può contare su un servizio di mobilità condivisa. Circa due terzi dei cittadini conosce la modalità “sharing” e il 54,4 per cento di essi è favorevole al suo utilizzo. Una conferma arriva anche da eColtra, il servizio di scooter sharing elettrico attivo nella Capitale che a un anno e mezzo dalla sperimentazione registra circa mille noleggi al giorno. Un successo dovuto a vari elementi, molti dei quali riconducibili ad un approccio facile al veicolo. Come la possibilità di utilizzare mezzi con batterie già cariche, grazie allo staff itinerante messo a disposizione dall’azienda. E non è certo poco. A Roma, dove circolano 170 mezzi, il costo del noleggio è 0,24 centesimi al minuto, per un’autonomia di 40 chilometri.

Per bus e camion emissioni monitorate

Niente più combustioni selvagge. Anche per i bus e i camion immatricolati nell’Unione le emissioni saranno monitorate e misurate in modo standardizzato. Secondo quanto riporta il sito clickmobility. it, dal 2020 le autorità nazionali e i produttori dovranno comunicarle facendo confluire i dati in un registro centrale europeo. Una novità contenuta nel regolamento sul controllo e la comunicazione
delle emissioni di C02 e sul consumo di carburante dei nuovi veicoli pesanti, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue in base alla legge 173 del 9 luglio 2018. E che ha dovuto superare le resistenze delle aziende costruttrici, dal momento che i dati rilevati finiranno in un data base aperto e accessibile a tutti. Tranne che per alcune informazioni che non saranno visibili perché ritenute lesive della
concorrenza fra produttori.

La bozza dell’esecutivo Ue fissa obiettivi di riduzione sulle emissioni dei veicoli pesanti del il 15 per cento in meno rispetto al 2019 entro il 2025 e indicativamente il 30 per cento in meno nel 2030, sempre in riferimento al 2019. Solo i camion più grandi saranno coperti, mentre i veicoli commerciali, gli autobus e gli autocarri sono esentati fino al 2022, anno in cui il campo di applicazione
sarà esteso. Le aziende quindi dovranno prepararsi per tempo rinnovando o adeguando i mezzi.

Anche perchè si calcola, che la riduzione delle emissioni degli autoveicoli pesanti consentirà alle imprese di trasporto di risparmiare 25 mila euro in cinque anni grazie al calo dei consumi di carburante.

Il dossier legislativo dovrebbe essere votato il prossimo ottobre.

Trasporti & Mobilità - muoversiaroma.it

27 luglio 2018