Atac, per il Campidoglio deve restare pubblica

Giovedì, Ottobre 12, 2017
Atac, per il Campidoglio deve restare pubblica
La strategia e il quadro normativo di riferimento
Atac deve restare pubblica. E per centrare questo obiettivo ci vuole “una scelta coraggiosa, non semplice e non priva di ripercussioni, ma di grande responsabilità”. L’assessore capitolino alla Mobilità, Linda Meleo, durante l’audizione presso la Commissione Lavori pubblici del Senato, ha difeso la strada del concordato preventivo in continuità, come l’unica percorribile. “Abbiamo fatto un’analisi di quelle che erano le possibilità e abbiamo concluso che l’azienda dei trasporti di una città deve rimanere in mano pubblica” ha detto, mentre il dibattito si è riacceso sull’opportunità della scelta. I sostenitori del referendum, ad esempio, continuano a difendere la proposta della messa in gara e conseguente liberalizzazione del servizio. Ieri l’ex vice-sindaco, Walter Tocci (Giunta Rutelli), in un articolo su Il Sole 24Ore ha avanzato una strategia alternativa: separare il debito dalla gestione del servizio.Nel frattempo, in questo scenario molto delicato, si avvicina la scadenza dei 60 giorni concessi all’Atac dal Tribunale di Roma per presentare il piano industriale e quello di rientro con i creditori necessario a ripianare il debito. E, dando uno sguardo al futuro, la strategia messa a punto dall’Amministrazione capitolina prevede il prolungamento al 2024 del contratto di servizio “in house”. La gara in programma per dicembre 2019 sarebbe così evitata e si guadagnerebbe tempo per il rilancio dell’azienda. Nella “tempesta perfetta”, però, un nuovo cavillo giuridico. Si tratta del taglio dei trasferimenti dal Fondo nazionale trasporti previsto da decreto legge 50 convertito nella legge 96/2017 e contenuto nella manovra fiscale correttiva del Governo. Il problema era già stato posto dal sindaco di Milano, Beppe Sala: “Stiamo aspettando a decidere tra gara e in house - aveva sottolineato - perché dobbiamo capire bene le regole del gioco. Ad esempio c’è un rischio: che i trasferimenti di risorse siano penalizzati con l’indirizzo in house, con possibili tagli del 15%, che vorrebbe dire nel nostro caso tagliare 60 milioni di euro”. Una preoccupazione più che lecita. Non a caso il sindaco Virginia Raggi nei giorni scorsi ha chiesto che “il Governo faccia una ricognizione delle aziende del trasporto pubblico locale in sofferenza e crei un fondo le cui risorse possano essere distribuite in modo equo”.
 
Cosa significa affidare in house il contratto di servizio? E quali sono vantaggi di questo tipo di affidamento, garantito a livello comunitario dal regolamento Ue 1370? Si tratta di una forma di gestione diretta dei servizi pubblici locali che esenta l’ente affidatario dallo svolgimento di gare pubbliche. In sostanza, costituisce un’alternativa all’esternalizzazione del servizio,in quanto l’ente locale ha una società, partecipata al 100%, che può svolgere quel servizio. Tra i vantaggi più evidenti, innanzi tutto la conservazione dell’asse proprietario che permette di mantenere intatto il patrimonio pubblico. Poi la possibilità di spalmare gli investimenti a lungo termine.Una società in house, dunque, può permettersi di programmare la propria attività nel tempo, anche partecipando a progetti europei per i fondi
destinati al potenziamento del servizio.
 
Nel panorama nazionale delle città che hanno affidato “in house” la gestione del trasporto pubblico, secondo Asstra, a Roma e nel Lazio ci sono Atac e Cotral, a Bari Amtab, a Trento Trentino Trasporti, a Venezia Avm, a Napoli Anm, e infine, in Abruzzo, Tua Abruzzo. Differente il caso di Torino, dove la società che gestisce il trasporto è la Holding Fct Srl, controllata al 100% dal Comune. A Milano, invece, la situazione al momento è in evoluzione. Atm ha in corso un contratto di servizio in proroga con il Comune a seguito della gara vinta nel 2010. L’affidamento, di 7 anni, è stato prorogato sino ad aprile 2018.A livello di esperienza in termini in house, quella di Bari, ad esempio è positiva. “Che io ricordi non c’è mai stato, negli anni, un soggetto esterno - spiega Claudio Laricchia,direttore Urbanizzazioni Primarie del Comune - I conti di Amtab però sono a posto. Il bilancio è tornato positivo dopo qualche anno di leggero passivo legato all’acquisto mezzi. Il contratto di servizio scadrà nel 2018 - aggiunge - e in vista della gara stiamo facendo un piano per rilanciare la società e rivedere tutto il sistema di trasporto pubblico”. Riguardo al futuro: “Abbiamo investito su Amtab a lungo termine, non vedo ragioni per cambiare anche se poi, questa è una decisione che non spetta ai tecnici perché è essenzialmente di natura politica”. A Roma, tanto per completare il giro, le società in house sono 7: due per servizi pubblici locali (Ama e Atac) cinque per i cosiddetti “servizi strumentali” (Aequa Roma, Risorse per Roma Spa, Roma Metropolitane, Roma Servizi per la Mobilita Srl e Zetema, Progetto Cultura Srl).
 
da Trasporti&Mobilità del 12 ottobre a cura di Maria Teresa Cirillo

Bus e tram real time

Traffico real time

Tg della Mobilità

 

AMBIENTE

www.amaroma.it