Auto abbandonate, dove nasce il fenomeno

06-02-2019
Tra inciviltà e nuove forme di mobilità
 
Cimiteri di auto. Non solo scheletri abbandonati in spiazzi nascosti di periferia urbana, ma anche in sosta, spesso senza più assicurazione, con ruote sgonfie e finestrini rotti. Vecchi motori spaccati e senza più gloria. Un’auto è considerata abbandonata se ha una di queste caratteristiche: creare intralcio in un’area pubblica, essere senza targa e inutilizzabile.
 
A Roma se ne stimano oltre 5mila, in ogni zona. In testa il VII Municipio, seguito però da I e II, ovvero il cuore della città. Il sindaco, Virginia Raggi, ha annunciato lo scorso 30 ottobre la ripresa del piano delle rimozioni, ma in attesa di vederne gli effetti, cerchiamo di capire dove nasce il fenomeno e se qualcosa può cambiare indipendentemente dall’azione dell’Amministrazione.
 
Marisa Saglietto, responsabile dell'area studi e statistiche di Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica), la vede così: “La crisi dell’auto è il riflesso della crisi dei consumi. In Italia dal 2008 al 2017 la produzione di automobili è diminuita del 48%. Nel decennio 1998-2007 la media di produzione annua è stata di 1,1 milioni, scesa a 558mila nel decennio 2008-2017. Solo dal 2014 è iniziata la ripresa”.
 
Nel frattempo si assiste a un grande cambiamento in tema di mobilità. “Il nostro parco veicoli è assai inferiore al numero ufficiale di oltre 37 milioni di vetture registrate. Questo potrebbe spiegare il fenomeno dei veicoli che spariscono o vengono rottamati spesso in modo non ufficiale. In fondo succede anche in altre realtà, dall’Est Europa all’America”.
 
Insomma, crisi dell’automotive, ma a vantaggio di quale altra forma di mobilità? “Il trasporto pubblico nelle grandi città non è ancora competitivo - sostiene Saglietto - ma il car sharing e il car pooling si stanno affermando. Un’altra alternativa è il noleggio a medio e a lungo termine. Per sostituire l’auto a combustione interna nelle città servono maggiori investimenti in mezzi collettivi, condivisi, infrastrutture di ricarica capillari e parcheggi di scambio”.
 
Proseguendo in questa direzione, quindi, la proprietà del mezzo potrebbe diventare un lusso o essere considerata ininfluente. “Lo è già soprattutto per i più giovani e per le fasce di reddito meno garantite - osserva l’esperta - ma che spesso non possono farne comunque a meno. Il paradosso è che l’auto non è sostituibile per buona parte degli spostamenti. Solo le città che investono sul trasporto pubblico avranno dei seri benefici in tema di traffico” 
 
Se un’auto abbandonata ha la targa bisogna chiamare la Polizia Municipale, che accerta se il veicolo è stato rubato: il proprietario viene avvisato tramite raccomandata e in caso di mancata risposta, dopo 30 giorni, il mezzo viene rimosso e portato in un deposito comunale. Se non è possibile risalire al proprietario si segue la procedura prevista del decreto del ministero dell’Interno: prima si verifica che non sia stata rubata; poi la si porta in un centro di raccolta.
 
Anche i veicoli senza assicurazione (o con la polizza scaduta) possono essere considerati abbandonati. Lo stabilisce l’art. 193 del Codice della Strada che prevede una sanzione variabile tra 841 e 3.287 euro. Se la vettura è in regola con l’assicurazione, ha la targa, appare in condizioni normali e non crea intralcio, non si può fare nulla: può rimanere nello stesso posto a lungo.
 
Dal 2001 le autovetture prodotte nel mondo sono quasi duplicate, passando da circa 39,7 milioni a 73,3 milioni nel 2017. Oggi Cina e Giappone sono i principali produttori, con quote del 33,8% (oltre 24,8 milioni di auto prodotte) e l’11,4% (8,3 milioni). Nel 2001 il Giappone produceva la stessa quantità o poco meno di oggi (circa 8,1 milioni), mentre la Cina “sfornava” soltanto 703mila autovetture.
 
In Europa, nel 2017 il principale Paese produttore con 5,6 milioni di autovetture era la Germania, seguito da Spagna (2,2 milioni) e Francia (1,7 milioni). Nelle prime 5 posizioni, c’erano Regno Unito con 1,6 milioni di autovetture e Italia con 742 mila (con un drastico calo di produzione rispetto al 2001).
 
Secondo i dati dell’area studi e statistiche di Anfia, l’anno peggiore per il Bel Paese è stato il 2013. La produzione è scesa a 388mila unità, al minimo storico dagli anni ‘60, quelli del boom. Di conseguenza le vendite sono calate a 1,3 milioni, sui livelli del 1979. Nel decennio 2008-2017, inoltre, la media annuale di vendite è stata di 1,75 milioni di veicoli, contro i 2,34 milioni del decennio precedente (1998- 2007). Una contrazione che ha avuto riflessi molto pesanti anche sull’occupazione.
Paolo Petrucci
Trasporti & Mobilità-muoversiaroma.it
7 febbraio 2019

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