Bici in città, chi la usa chiede infrastrutture e sicurezza

03-06-2019
Enormi potenzialità ma alle giuste condizioni
Quanto coraggio, ostinazione, voglia ci vuole per continuare a pedalare, comunque e nonostante, nelle città italiane? Nella Giornata mondiale della bicicletta il direttore di bikeitalia.it, Manuel Massimo, dice la sua.
 
“Per me la spinta è stata soprattutto quella di vedere un altro modo possibile di muovermi. Per fare 5 km in macchina ci mettevo 25 minuti, più altri 25 per trovare parcheggio. In città per chi va in bici i pericoli ci sono ma non per questo bisogna rinunciare. Più che coraggio serve un cambio di mentalità. Superare tante resistenze. E poi c’è la burocrazia, che rallenta un cambiamento già in atto. C’è un punto di partenza: i percorsi ciclopedonali. L’obiettivo deve essere trasformarli in ciclabili continue, sicure e ben collegate. Separate anche dai pedoni. A ognuno il suo spazio”.
 
Rispetto reciproco e condivisione della strada; mobilità e spazi pubblici a misura di tutti e per tutti. Quali sono le priorità?
“Per me è importante partire dal Centro della città, con una rete di percorsi visibile e strutturata bene. Poi da lì possono partire altri percorsi, anche turistici. Le potenzialità sono enormi. Sono disponibili numerosi studi internazionali sugli effetti positivi, anche per gli affari, delle limitazioni al traffico a motore. Sarebbe opportuno recuperare la pedonalizzazione delle piazze di quartiere e di quei viali, veri e propri centri commerciali naturali, attualmente ostaggio delle auto”.
 
Oggi è la giornata mondiale della bicicletta. Cosa serve, oltre a strutture fatte bene, per sostenere una reale mobilità ciclistica?
“La bicicletta si fa, anche, con i numeri, come dimostra l’esempio del Nord Europa, ovvero portando più ciclisti a muoversi assieme in strada. Aumenta la soglia di attenzione di chi è al volante che, come dimostrato da alcuni studi, spesso non vede gli utenti della strada su due ruote, anche quando sono nel suo campo visivo. Poi, certo, bisogna creare le giuste condizioni di sicurezza. Ad esempio realizzando ogni volta che è possibile percorsi ciclabili senza interruzioni, incroci, attraversamenti o svincoli pericolosi. Io sono per le bike lane monodirezionali, leggere e sicure”. 
 
Cosa ti aspetti, da ciclista, dalla riforma del Codice della Strada?
“Una novità interessante, presente nel testo, è la cosiddetta casa avanzata. In corrispondenza di un incrocio con semaforo, è uno spazio riservato alle bici, davanti alla linea di arresto di auto e moto. Così il ciclista è più visibile e, se deve girare, può farlo per primo. Spero che possano entrare nella riforma anche il limite di 30 km/h in città e il doppio senso ciclabile: due tasselli fondamentali per ridisegnare la viabilità del nostro Paese a misura di persona”.
 
Quali sono i tuoi consigli per chi si muove a pedali?
“Staccare il telefono, pronti a sentire tutti i suoni esterni, antenne sempre dritte. Rendersi visibili. Controllare la pressione delle gomme e i freni. E poi dosare la frenata, usando sia il freno anteriore che il posteriore. Segnalare sempre le proprie intenzioni, con la mano, quando si gira o ci si ferma. Occorre per così dire essere il segnale stradale mancante. Attenti a tutto, il doppio di quanto servirebbe. Sul tenere la destra in bici, poi, vorrei fare chiarezza. Il Codice della Strada ci impone di stare a destra e io lo faccio nella misura in cui questo garantisce sicurezza. Se ci sono auto parcheggiate, detriti e tombini ai lati della carreggiata io mi sposto verso il centro e rivendico uno spazio sicuro”.
Simone Colonna
Trasporti & Mobilità - muoversiaroma.it
3 giugno 2019
 

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