Bici in città, il modello Copenaghen

18-03-2019
Obiettivo: nel 2025 azzerare le emissioni di C02
La bicicletta, stella polare delle politiche cittadine di mobilità sostenibile e antidoto contro i veleni dello smog. Per molte città europee anche principale mezzo di trasporto nei tragitti casa-scuola e casa-lavoro, modalità che permette una drastica riduzione dei flussi di traffico e, di conseguenza, di emissioni inquinanti.  La città di Copenaghen, ad esempio, entro il 2025 vuole diventare la prima capitale al mondo a zero emissioni di CO2. Un obiettivo che l’amministrazione locale intende raggiungere soprattutto con la bicicletta, faro di sostenibilità. Sin dagli Anni 70, quando nel centro della città viaggiavano 350mila auto e 100mila bici e, a causa della crisi petrolifera, i ciclisti scesero in piazza per chiedere più spazio e sicurezza. A guardare i dati, da allora a oggi, c’è da riflettere. Nel 2017 nella capitale danese circolavano in media 250mila vetture e 260mila  biciclette. Un sorpasso importante che, però, alla città non basta. Perché vuole raggiungere quota emissioni zero nel 2025, aumentando nei sei anni che ci separano dalla data, dal 43% al 50% gli spostamenti casa-lavoro in bicicletta e riducendo dal 31 al 25% quelli con l’auto. Secondo Marie Kstrup, direttrice del programma di mobilità di Copenaghen, anche se il titolo di capitale a zero emissioni è prestigioso “i cittadini della città danese non vanno in bici per salvare il mondo, ma soltanto grazie a decenni di politiche di mobilità bipartisan, che hanno reso le due ruote la scelta più comoda, facile e sicura per spostarsi”.
E i numeri lo dimostrano. Oltre la metà dei cittadini che usano la bici lo fa perché lo ritiene il  mezzo di spostamento più comodo, il 40% per esercizio fisico, il 27% perché costa poco. Solo il 7% pensa all’impatto ambientale. Concetto chiave, quindi è “pensare all’uso della bici come un mezzo e non come un fine”, cioè come la modalità di spostamento più naturale e, soprattutto, sicura. È stato investendo su questo aspetto, e quindi sulle piste ciclabili, così come badando alla manutenzione delle strade e facendo particolare attenzione agli incroci con le piste non ciclabili, secondo Kstrup, che sono arrivati i risultati. Dal 2006 a oggi gli incidenti gravi in bici sono rimasti stabili, circa un centinaio l’anno, ma i chilometri percorsi dai ciclisti sono aumentati del 23%. Segno che la strada è comunque quella giusta da seguire.
 
Dal progetto Handshake tante idee per rinnovarsi
La capitale danese, con Amsterdam e Monaco, è capofila del progetto “Handshake”, finanziato dall’Ue per aiutare altri 10 grandi centri, tra cui Torino e Roma, a incentivare l'uso della bici in città. L’obiettivo è sviluppare e promuovere una nuova cultura legata alla ciclabilità urbana. Certo, il confronto con Roma da molti punti di vista non regge. A Copenaghen vivono poco più di 600mila persone, la città è in pianura, in inverno fa freddo ma nei mesi più caldi le temperature non superano i 21 gradi. Secondo Marie Kstrup a Roma bisognerebbe cominciare individuando zone, ad esempio i quartieri universitari, “più dinamiche e da lì iniziare a costruire infrastrutture per le due ruote”. A suo avviso, inoltre, il futuro è nella multimodalità degli spostamenti. Dal trasporto pubblico, ai veicoli in sharing, ai monopattini. Ogni città, quindi, può cercare soluzioni adatte alle sue caratteristiche.

 

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