Car sharing in continua evoluzione

04-10-2018
Ogni città può scegliere la formula più adatta

Un mix di flusso libero, postazione fissa e condivisione temporanea. Con esperimenti singolari nei piccoli centri. Il car sharing del futuro sarà sempre più ibrido, ma già ora non ama le definizioni rigide.
“Sono cambiate tecnologie e costi. È stato proprio lo sviluppo delle prime a incidere sul servizio - sottolinea l’ingegner Marco Mastretta, direttore di Ics, Iniziativa Car Sharing - La distinzione tra le
diverse forme ormai è poco significativa dal punto di vista della mobilità. I modelli tendono a mescolarsi: basti pensare che ora anche per il free-floating (il flusso libero) inizia ad essere richiesta la
certezza del parcheggio”.

In alcune città italiane con una media di 200mila abitanti, il car sharing ha preso la forma delle esigenze locali. Ad esempio a Messina, spiega Mastretta, “un consorzio di aziende ha allestito una flotta di auto in condivisione, mettendone una parte a disposizione del pubblico”. A Sassari, l’iniziativa è partita da un autonoleggio, nel Salento da un consorzio di privati, mentre a Latina prima dell’estate è partito un  “flusso libero” a prenotazione che in pochi mesi ha raggiunto la quota di mille utilizzatori.

“Noi di Ics abbiamo destinato fondi, al massimo 50mila euro diretti alle aziende come rimborso spese, per i centri minori a domanda debole, dove il servizio tradizionale non riesce a svilupparsi. E così anche le modalità organizzative si adeguano. Spesso i promotori di riferimento hanno grandi flotte che mettono a disposizione di altri”.

Da qualche anno ha preso forma anche il car sharing “peer-to-peer”, che sfrutta proprio le opportunità delle tecnologie. Si tratta di mettere a disposizione, attraverso delle app, il proprio veicolo a una terza persona nelle ore o nei giorni in cui non si utilizza: il rimborso per l’uso consente di sostenere, ad esempio, le spese di manutenzione.

Una ulteriore forma di condivisione che conferma una macro-tendenza a livello internazionale: l’abbonamento al tradizionale car sharing, quello a postazione fissa per intenderci, serve a chi rinuncia all’auto o non l’ha mai avuta. Chi si abbona ha bisogno della certezza dell’auto e, al tempo stesso, utilizza con maggiore frequenza il servizio di trasporto pubblico. “In Italia - conclude Mastretta - c’è una contrazione dello station-based, ma la buona notizia è che gli utenti ora utilizzano tutte le altre forme di car sharing. Un processo che agevolerà l’abbandono dell’auto di proprietà”.

- Per il car pooling tarda la fase di pieno sviluppo -

Messo in ombra dal più egocentrico car sharing, il viaggio in compagnia del car pooling è una modalità che stenta a decollare tra le abitudini degli spostamenti “ecologici”. Eppure qualcuno ci crede al punto da aver ideato un servizio dedicato a chi vuole raggiungere eventi sportivi, musicali, culturali condividendo un veicolo e i relativi costi. È il caso di HappyWays, portale web attivo dal 2016 e nato
per iniziativa di due giovani veronesi, Paolo Andrioli e Andrea Biondani.

La sede è a Verona, ma il raggio d’azione è nazionale. Sulla homepage del sito sono presenti eventi molto diversi tra loro, dal festival del periodico Internazionale a Ferrara al concerto di Emis Killa
a Roma. Ma per tutti valgono le stesse regole per la formazione di un equipaggio: percorso comune, accordo su data e ora di partenza e condivisione dei costi con il proprietario del veicolo.

Simona Di Capua

Trasporti & Mobilità - muoversiaroma.it

4 ottobre 2018