Giulia, travel blogger in carrozzina

21-05-2019
Quando la ricerca della felicità non conosce barriere

Viaggiare lontano libera da ogni pregiudizio e a dispetto di un destino che la voleva immobile. E’ la scelta di Giulia Lamarca, 27 anni, psicologa e travel blogger. Capelli lunghi, fisico da modella, occhi e sorriso di una bellezza disarmante, da 7 anni è costretta a vivere in carrozzina in seguito ad un incidente in motorino ma non per questo si è arresa. Ha deciso di sfidare la sorte e rovesciare le carte. Di reinventarsi giorno dopo giorno e di trasformare la sua più grande passione, i viaggi, in un lavoro che le dà grandi soddisfazioni. E che insegna qualcosa anche ai più fortunati, perché in fondo le barriere da abbattere sono soprattutto mentali. La sua storia lo dimostra: anche in carrozzina, si può viaggiare e raccontare agli altri le nostre esperienze. In 7 anni, Giulia, insieme a suo marito Andrea, ha visitato oltre 75 città di 23 diversi paesi (dalla Grande Muraglia alle spiagge di Bhali passando per New York e il Giappone), il suo blog è seguito da 14 mila persone e oggi collabora con Goover, l’app che aiuta le persone con disabilità a spostarsi velocemente e in tutta sicurezza.

Quanti anni avevi quando è cambiata la tua vita? Ti va di raccontare cosa è successo? Era ottobre, avevo 19 anni, anzi stavo per compierne 20! Ero in scooter insieme al mio ragazzo dell’epoca, stavamo per affrontare una curva, non ricordo quanto andavamo veloce, so solo che siamo scivolati, scivolati sul nulla, non c'era niente per terra che poteva creare una slittamento. Il mio ragazzo ha perso il controllo della moto ed io ho fatto durante la caduta ho fatto un movimento che la mia schiena non poteva fare. Dopo 3 mesi è arrivata la diagnosi: paraplegica incompleta. 

Come nasce la tua passione per i viaggi? La mia passione per i viaggi nasce dal letto dell'ospedale. Vedevo sempre da sdraiata quella finestra piena di luce ma non sentivo il calore. Ho capito che dovevo cercare qualcosa che mi faceva di nuovo sentire viva e bene. Ho desiderato così tanto il calore sulla pelle che poi ho iniziato a viaggiare per cercarlo. Così durante il primo viaggio in Australia mi sono resa conto che soltanto in cammino sono me stessa al 100 %. Libera da ogni pregiudizio e libera anche dalla vecchia me in piedi che oggi non ce più.

C'è qualcosa che non puo’ mai mancare nella tua valigia? Gli ausili medici. Come cateteri e materiale in caso di emergenza. Tutto il resto si può comprare!!  Quando devo organizzare la valigia penso innanzitutto a quello che si può comprare anche nel posto dove sono diretta e a cosa invece diventerebbe introvabile, come alcuni tipo di farmaci. 

Cose divertenti che ti sono capitate mentre eri in cammino? La scena più divertente è quando mio marito, Andrea, mi prende sulle spalle. La gente ci mette un po' a capire il perché lo faccia. Alcuni pensano che sia una donna capricciosa, altri ci chiedono spiegazioni. Altri pensano sia una prova d'amore. Fa davvero ridere.

Hai già in mente quali saranno le tue prossime tappe? Le prossime tappe saranno Barcellona e Londra poi qualcosa ad agosto ma non ho ancora deciso.

Sei riuscita a trasformare la tua passione per i viaggi nel tuo lavoro, nonostante tutto. Le barriere da abbattere quindi sono innanzitutto nella nostra mente? Sì direi che sto riuscendo nel mio grande obiettivo. Ma sono agli inizi, voglio davvero portare un cambiamento nella vita di tutti, vorrei che le persone davvero avessero la possibilità di viaggiare. Le barriere da abbattere sono sia fisiche che mentali. Le mentali però sono sia degli altri che nostre. La prima cosa che ho fatto è di riscoprirmi, se qualcuno mi diceva che non potevo fare una cosa io provavo. Decido io cosa posso e non possa fare non qualcun altro per me. Questo atteggiamento che ho sempre avuto permette di rimetterti in gioco e di reinventare nuovi modo di affrontare la vita. 

a cura di Simona Innocenti, pubblicato sulle pagine di Trasporti&Mobilità il 21 maggio 2019

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