Guardrail salva motociclisti, test tutti superati

12-03-2019
Su 250 km della rete Anas sono già una realtà

In assenza di “guardrail attenuatori” l’urto non lascia scampo anche se la velocità è di 30 km orari. Il tema della sicurezza stradale dei motociclisti è spesso messo in rilievo solo dopo il verificarsi di tragici incidenti. In cui la morte dei centauri, spesso è stata la conseguenza dell’impatto contro barriere non progettate per la salvaguardia di chi viaggia sulle due ruote.

Fece molto scalpore, a maggio dello scorso anno, l’incidente accaduto su via Ostiense dove perse

la vita la giovane Elena Aubry. E, pochi mesi prima, quello accaduto a Gianluca De Santis, poliziotto, morto sulla Tangenziale Est, all’altezza dello svincolo per viale Libia. Entrambi, pur viaggiando nei limiti di velocità sono rimasti vittime di una serie di fatalità, in primo luogo dovute all’urto contro le barriere di protezione.

Il “Roma Motodays”, evento che ha chiuso i battenti domenica 10 marzo, ha dato l’occasione ai principali produttori di presentare modelli e strumenti di sicurezza stradale adatti a proteggere dagli urti tanto i veicoli a quattro ruote quanto i motociclisti, considerati gli utenti più vulnerabili della strada. All’interno dello stand Anas, in particolare, si sono svolti incontri e presentazioni riguardanti le più avanzate tecnologie e tra queste non poteva mancare il nuovo modello di “barriera spartitraffico centrale di tipo continuo”, interamente progettata da un team di ingegneri interno all’azienda.

Ma vediamo quali sono le sue prerogative. L’infrastruttura contiene, al suo interno, un dispositivo “salva motociclisti” per fa sì che, in caso di urto, si eviti il contatto diretto sui paletti e sui bordi taglienti della lama. Il comportamento del prototipo di Anas di questo tipo, è assolutamente paragonabile a quello tipico delle barriere strutturalmente continue, a differenza delle barriere esistenti realizzate con nastri e paletti non protetti.

Questo tipo di barriera, inoltre, consentirà di risolvere il problema diffuso, riscontrato sulle principali strade, della difficoltà di installazione in presenza di spazi ridotti. I nuovi guardrail hanno superato in pieno i vari crash test e, ad oggi, Anas li ha installati lungo 250 Km di strade e autostrade della penisola.

In arrivo un decreto legge per renderli obbligatori

Sono 9 milioni gli utenti delle due ruote in Italia e la spesa sanitaria conseguente agli incidenti stradali in cui sono coinvolte motociclette e scooter ammonta, secondo l’Associazione Motociclisti Incolumi, a quasi 30 miliardi di euro l’anno. Ma per la sicurezza dei centauri qualcosa si muove. Proprio nei giorni scorsi, il ministro Toninelli ha annunciato che il decreto messo a punto dal ministero, in cui si prevede l’obbligo da parte dei gestori delle strade di installare (almeno sui tratti maggiormente a rischio) una protezione adatta a scooteristi e motociclisti, non ha incontrato alcuna obiezione da parte dell’Ue. Il decreto per Dispositivo Salva Motociclisti (Dsm) avrebbe bisogno di solo qualche piccolo ritocco e di superare il vaglio della Corte dei Conti il cui assenso dovrebbe giungere entro tre o quattro settimane.

“La sperimentazione è partita dalla Capitale”

Il 20% dei decessi in moto è dovuto allo scivolamento e urto sotto il guardrail. Dai dati Anas, però, emerge che confrontando il primo semestre 2018 con quello dell’anno precedente, se gli incidenti in moto sono cresciuti, passando dal 2 al 4% del totale, quelli mortali sono diminuiti del 18%. Un dato possibile solo grazie alla graduale installazione, su molti tratti di strada, del nuovo tipo di spartitraffico e guardrail.

Michele Vacca, referente dell’Associazione Motociclisti Incolumi, spiega che esistono due tipi di soluzione. “Ci sono le barriere integrali e continue di Anas e quelle che hanno protezioni solo

nella parte inferiore realizzate in acciaio, in plastica o in gomma, progettate da varie aziende produttrici”.

In quali strade di Roma sono state montate?

Roma è stata il primo comune a installarle. La sperimentazione inziale fu fatta nel 2004 in viale della Moschea.

Ultimamente la Città Metropolitana ha comprato 6 guardrail del tipo “Armadillo”, progettati per assorbire gli urti e proteggere i motociclisti in caso di collisione. In particolare, la tecnologia e la struttura a nido d’ape metallica garantiscono sicurezza reindirizzando correttamente i veicoli in caso di urto frontale diretto o angolare. Ne troviamo uno in via Prati Fiscali e altri cinque montati nell’area di via della Magliana.

Come sostenere i costi di un guardrail di questo tipo?

Il prezzo varia tra 50 e 60 euro al metro. Spesso alcuni tratti protetti vengono realizzati grazie a donazioni, magari di famiglie che hanno perso un loro caro. Oppure ci sono casi di comuni virtuosi che destinano a queste infrastrutture il ricavato delle multe del Codice della Strada. O ancora, la nostra associazione organizza raduni motociclistici per raccogliere fondi che poi vengono devoluti all’opera.