Guerra ai diesel nelle città, dibattito aperto

03-10-2018
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Petracchini (Cnr): “Servono più trasporti pubblici"
 
Dopo i provvedimenti presi nelle regioni del Nord Italia e quelli annunciati dal Campidoglio sullo stop ai motori diesel, proviamo ad approfondire alcuni aspetti del problema. Come capire fino a che punto il diesel è il nemico numero uno della qualità dell’aria. Per questo abbiamo chiesto aiuto a Francesco Petracchini, ricercatore del Cnr specializzato in inquinamento amosferico.
 
Quanto inquina un’auto diesel e quali sono le differenze tra auto di nuova e vecchia generazione?
Se ci riferiamo ai dati degli inventari di emissioni e alle norme sui vari Euro, si può fare un rapido confronto fra motori diesel e quelli a benzina. Il punto, tuttavia, non è quanto inquina un diesel di nuova generazione, ma quanti veicoli a gasolio vetusti circolano e cosa realmente emettono. Come è stato dimostrato, molte case automobilistiche nel passato hanno dichiarato livelli di emissioni di ossido di azoto (Nox) inferiori a quelli realmente emessi. Pertanto ci aspettiamo che molte auto in circolazione emettano più del dichiarato. Inoltre, rispetto al 2006, i diesel sono aumentati, mentre i veicoli a benzina si sono ridotti. In più, le flotte sono caratterizzate da importante vetustà. A tal proposito la limitazione agli Euro 3 nel bacino padano è una misura importante per affrontare il problema.
 
Una città dove non circolano auto diesel sarà meno inquinata?
“A questa domanda possiamo rispondere a valle di una necessaria precisazione. I motori diesel che si intendono sostituire verranno sostituiti con cosa? Se questi fossero sostituiti con motori a gas, metano o elettrici la risposta è evidentemente sì, mentre se si cambiano con quelli a benzina dovremmo precisare meglio tipologia di cilindrata e modernità del parco che si introduce”.
 
Questo può bastare?
“Gli interventi devono essere differenti e ognuno contribuisce alla vivibilità di una città: dalla mobilità pubblica con mezzi esclusivamente elettrici, all’aumento delle Ztl o delle charging zone (come l’Area C a Milano), agli investimenti sulla mobilità ciclistica (su questo il Grab a Roma è un importante progetto in attesa di attuazione), o a sistemi di condivisione del trasporto (car/bike sharing) che pur non avendo un grande impatto sulla qualità dell’aria intervengono sulle abitudini dei cittadini”.
 
- Lo scandalo dei falsi dati non ha fermato il mercato -
 
Nel 2015, quando lo scandalo Dieselgate è scoppiato, nel mondo c’erano 29 milioni di veicoli diesel gravemente inquinanti in circolazione. Oggi, il numero di motori che “sporcano” l’aria è in aumento. Secondo Transport & Environment (transportenvironment.org) ce ne sarebbero 43 milioni. Secondo i ricercatori che hanno messo a punto il rapporto sarebbe necessario attuare un programma in sette fasi. Tra queste, un fondo detto Clean Air per aiutare le città di tutta Europa a soddisfare gli standard Ue di qualità dell’aria: con 10 euro per ogni nuova auto venduta si raccoglierebbero oltre 150 milioni di euro all’anno.
 
- Per Federauto l’Euro 6 rispetta l’ambiente -
 
“Le norme che impongono la riduzione dei gas inquinanti delle auto (compresi i diesel) oggi sono particolarmente stringenti e hanno imposto ai costruttori grossi investimenti per consentire l’adeguamento ai nuovi limiti”. Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto, descrive così il momento che sta vivendo il mercato delle auto diesel.
In tema di smog, quindi, il diesel non è così colpevole?
L’errore è pubblicizzare e demonizzare il motore diesel in generale senza distinguere i motori inquinanti (da Euro 0 a Euro 4), da quelli puliti (Euro 6/c e Euro 6/d). Questi ultimi sono più che ecologici. E rispondono alle rigide norme”.
 
Come far fronte all’inevitabile flessione del mercato?
L’attuale crisi non è congiunturale o economica, bensì creata da disorientamento del consumatore dovuto a una non corretta informazione, quindi prima o poi si supererà. Nel frangente si crea quello che tra gli esperti viene definito effetto Cuba, cioè la presenza di un parco circolante che invecchia e del conseguente aumento delle emissioni inquinanti”.
 
A seguito di questa situazione il prezzo delle auto diesel è sceso?
Non per le Euro 6/c e Euro 6/d. Diverso, invece, per le vetture usate fino a Euro 4, destinate a uscire dal mercato e che oggi rappresentano il 67% del parco circolante (25 milioni su 37). Chi ha un diesel farà in modo di disfarsene quanto prima? Una volta fatta chiarezza con una giusta comunicazione, vista l’incertezza e la confusione di oggi, i possessori di diesel pulito (Euro 6) potranno stare tranquilli. Inoltre, non dimentichiamo che chi percorre più di 30mila km all’anno non può certo passare a veicoli ibridi, a gas naturale o a benzina, in quanto un’auto diesel ha una percorrenza chilometrica per litro superiore a una vettura di quel genere.