Il viaggio di Simona e Daniele

27-01-2017
Dai sette colli ai sette passi, il viaggio riparte. Prossima tappa il Canada

Si sono fermati a lavorare ad Alice Springs, in Australia, giusto il tempo di mettere da parte i soldi per continuare il loro viaggio che sa di impresa. Hanno cambiato compagne di avventura, salendo in sella a due bici con telaio da mountain bike, con ruote più larghe per i percorsi sterrati. E hanno ripreso a pedalare. E noi, che li seguiamo da due anni e mezzo, siamo tornati a raccontare la loro storia. Daniele e Simona, romani, partiti dalla Capitale per un giro attorno al mondo sui pedali anche per diffondere i valori della mobilità ciclistica. Dai sette colli ai sette passi più alti del mondo. Finora hanno percorso più di 26mila chilometri, toccando 23 Paesi e “conquistando” 3 passi: il Col de La Bonette, sulle Alpi francesi, il Cam Gecidi, in Turchia, e il Tro La Pass, in Cina.

Il prossimo passo si trova proprio in Australia, pronti a ripartire?  “Esatto. Il prossimo passo è Mount Hotham, 1830 metri, sulla Great Alpine Way in Victoria. È il passo più basso ma non per questo meno impegnativo, par- liamo di salite degne delle Alpi”. La pausa, oltre che a raccogliere  i fondi, vi è servita anche per un bilancio del viaggio? “I mesi qui sono trascorsi velocemente tra viaggio, lavoro e visita dei genitori. Abbiamo anche gestito un ostello in cambio di vitto e alloggio. La pausa di quattro mesi ad Alice Springs ci ha permesso di mettere da parte abbastanza soldi per pedalare ancora qualche migliaio di chilometri”. Dopo oltre due anni, cos’è che vi resta di più di questa impresa? "Abbiamo capito quanto sia importante il supporto e l’aiuto delle persone, che siano parenti, amici o gente incontrata per strada. Abbiamo compreso che senza l’aiuto degli altri non saremmo arrivati  qui. Siamo sempre più convinti che non esistono imprese solitarie, in un modo o nell’altro c’è sempre il supporto di qualcuno esterno. La situazione degli aborigieni in Australia è forse la cosa che ad oggi ci ha colpito di più. Soprattutto ciò che si vede ad Alice Springs. C’è ancora molto lavoro da fare in questo Paese per stabilire un equilibrio tra i suoi abitanti originari e i nuovi arrivati. Di povertà pedalando per il mondo ne abbiamo vista tanta, ma qui si parla di emarginati in un Paese ricco, di incapacità di far convivere culture diverse”. A proposito, state anche raccogliendo fondi per un programma a sostegno della diffusione della bicicletta nei Paesi in via di sviluppo. In particolare le bici vengono donate a medici, studenti, piccoli imprenditori. Come va? “Lo scorso anno non è andata come speravamo. Siamo riusciti a donare solo 4 bici, meno rispetto all’anno precedente. Speriamo di fare meglio in questo 2017”. Oceania e poi Nord America, raccontateci le prossime tappe. “Dopo il Mount Hotham, a fine febbraio si volerà in Canada e, indossati abiti molto pesanti, cominceremo a pedalare verso sud, dalla cittadina di Tuktoyaktuk alla foce del fiume MacKenzie. Se tutto andrà bene metteremo le ruote sulla strada di ghiaccio che attraversa il circolo polare artico nel nord del Canada. Intanto, pedalando, ancora portiamo il nastro che abbiamo tagliato in piazza del Campidoglio il giorno della partenza, a luglio del 2014. Con orgoglio perché amiamo la nostra città e il nostro Paese che fieramente portiamo in giro per il mondo”.

Simone Colonna