Incidenti stradali, 17 miliardi di costi collettivi

28-09-2017
In arrivo fondi per il trasporto pubblico. Mobilità condivisa, bene il car sharing

A inizio settimana un incidente mortale sul Raccordo, dove un motociclista ha perso la vita all’altezza dello svincolo per l’Aurelia. Venerdì scorso, a Ferrara, un giovane di 24 anni è stato travolto
da un’auto mentre stava attraversando la strada che incrociava la ciclabile che stava percorrendo.

La sicurezza stradale, nel nostro Paese, è un’urgenza quotidiana. Riorganizzazione dello spazio pubblico, maggiori tutele per le categorie più fragili, isole pedonali, zone 30 all’ora e altre limitazioni
al traffico privato, mobilità condivisa, ciclabilità diffusa, ma sicura, e integrata bene con la rete del trasporto pubblico. Investimenti (il Governo starebbe per stanziare 500 milioni per l’ammodernamento delle linee A e B) e interventi per portare bus, metro e treni oltre la soglia massima del 30% sul totale degli spostamenti degli italiani, obiettivo raggiungibile solo migliorando l’affidabilità del servizio. Le priorità in agenda sono note.

La presenza delle automobili, a volte quasi in un assedio, è crescente: basta vedere quelle parcheggiate sui marciapiedi davanti alle scuole, o alle fermate degli autobus. Del resto, quello delle quattro ruote è un mercato che muove fino a 200 miliardi di euro l’anno, più del 10% del Pil nazionale, oltre 2 milioni le immatricolazioni previste entro fine 2017 (i dati sono stati presentati in un convegno a Roma). Secondo l’Isfort, l’Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti, il 75% circa dei km percorsi nel nostro Paese si fa in auto e al volante si passa il 63% del tempo dedicato alla mobilità.

L’Italia è la nazione dove meno i bambini raggiungono la scuola a piedi, da soli: siamo al 7%, Germania e Inghilterra al 40. La strada per noi è uno spazio insicuro. E lo invadiamo di auto,  contribuendo così ad aumentare il pericolo. Eppure, il 70% degli spostamenti urbani ha una distanza contenuta.

A Roma il numero complessivo di incidenti è aumentato: 28.905 nel 2015 e 30.795 l’anno scorso. Sempre nel 2016, in Italia se ne sono registrati quasi 176mila. I costi sociali stimati sono stati pari
a 17 miliardi di euro. Secondo i dati forniti quest’estate dal Viminale, invece, nei primi 7 mesi del 2017 gli incidenti stradali sono diminuiti rispetto allo stesso periodo del 2016. Sono stati 42.479, contro i 43.929 di un anno fa, ma purtroppo è aumentato il numero delle persone decedute.

Servizi condivisi in crescita ma i bilanci sono in rosso

Autocentrici sì, ma con condivisione. Il car sharing, in Italia, va. Circa 700mila iscritti e oltre 20 città, 6 milioni e mezzo di noleggi l’anno con 50 milioni di chilometri percorsi. Anche se da uno studio della rivista Quattroruote è emerso che per i costi di gestione, nel 2016, i cinque principali gestori privati di car sharing hanno perso 27 milioni di euro (in media 4.700 euro a veicolo), i numeri raccontano una crescita.

In Italia la mobilità condivisa si esprime anche con il car pooling, ovvero l’auto in comune negli spostamenti casa-lavoro o casa-scuola, lo scooter e il park sharing, che consente di mettere a disposizione il proprio parcheggio. Il bike sharing, è ormai attivo in oltre 200 comuni, con 13.770 bici, soprattutto al nord. Al Centro, va molto bene Firenze: inaugurato ad agosto, al servizio si sono già iscritti in 41mila, per una media di 7.700 noleggi al giorno.

La lotta per i guardrail più sicuri

Dopo le installazioni episodiche di Avellino e Matera, le cosiddette protezioni “salva-motociclisti” per i guardrail nei giorni scorsi sono arrivate anche su una strada di Torino, a corso Chieri. “I dispositivi come quello installato a Torino – spiegano da AMI, l’Associazione Motociclisti Incolumi, proteggono, in caso di scivolata, dall’impatto contro i paletti di sostegno dei guardrail. Queste protezioni salvano anche i ciclisti, dato che già a 30 km/h i paletti sono in grado di provocare lesioni molto gravi e spesso mortali. Il nostro auspicio è che altre Amministrazioni locali individuino nella rete stradale di propria competenza i tratti più a rischio utilizzando, come già accade in altri Paesi, soluzioni tecniche esistenti e spesso a basso costo, che salvano migliaia di vite”.

Ad oggi nel nostro Paese una norma nazionale sulle protezioni salva-motociclisti non c’è. L’iter che dovrebbe portare a un decreto del Ministero dei Trasporti è partito nel 2013 e non è ancora concluso. Il prossimo fine settimana, intanto, AMI organizzerà, a Chianciano, una due giorni sulla “salvaguardia della circolazione su due ruote”.

Per chi volesse saperne di più, c’è il sito motociclisti-incolumi.com

Simone Colonna

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