In Italia c’è un incidente mortale ogni due ore

19-12-2017
L'esperto: "Messa in sicurezza delle strade e condivisione dello spazio pubblico sono le priorità"

Velocità, distrazione, scarsa educazione. Da parte di molti. E poi le condizioni delle strade, buche diffuse, illuminazione non sempre presente, ostacoli fissi. L’anno scorso le vittime di incidenti in
Italia sono state 3.283.

“A perdere la vita è un ciclista ogni 35 ore, un pedone ogni 14 ore, un automobilista o motociclista ogni 3 ore - spiega Matteo Dondé, architetto ed esperto in pianificazione della mobilità ciclistica
e moderazione del traffico - In pratica sulle strade italiane c’è un incidente mortale ogni 2 ore e mezza, un ferito ogni 2 minuti. Non stiamo riuscendo a stare al passo col resto d’Europa, dove i dati sull’incidentalità in ambito urbano sono in miglioramento”.

Siamo il Paese delle auto, non è una notizia. Sono circa 60-65 ogni 100 abitanti, Parigi ne ha 25 ogni 100 abitanti e da tempo porta avanti un piano di forte contenimento della mobilità a motore e della velocità: da settembre scorso nel capoluogo transalpino la metà delle strade ha il limite massimo a 30 all’ora. Per Dondé le priorità sono e restano “la messa in sicurezza delle strade e degli incroci e la condivisione dello spazio pubblico. Questa messa in sicurezza può partire da interventi semplici ed economici. Come i marciapiedi più ampi in corrispondenza degli attraversamenti pedonali, a ridosso dei quali puntualmente si trovano auto parcheggiate che riducono o impediscono del tutto la visibilità. Con marciapiedi più grandi si evita la sosta e si aumenta la visibilità. E a proposito di parcheggi, servono politiche coraggiose per contenerli, tariffandoli per tutti”.

In Europa si registrano un milione di morti l’anno per mancanza di attività fisica. Poi ci sono le 460mila vittime (oltre 80mila in Italia) causate dallo smog. Si punta allora su mobilità sostenibile e ciclabilità. “Ma aumentare la rete di ciclabili senza creare le condizioni di sicurezza non serve a nulla - osserva Dondè - Lo dimostra il dato italiano. Dal 2008 al 2015 le infrastrutture per i ciclisti sono aumentate del 50%. Nello stesso periodo, però, i ciclisti non sono di fatto aumentati. Perché non ci si sente sicuri. E la soluzione non può essere disegnare piste sui marciapiedi, che sono solo un caso italiano, e creano conflitti tra chi va a piedi e chi si sposta a pedali. La soluzione è condividere la strada e avere bene in mente che la sicurezza e il rispetto delle regole sono una necessità di tutti e per
tutti”.

Simone Colonna

redazione Roma Servizi per la Mobilità

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