Metropolitane, viaggio nell’Europa sotterranea

31-05-2019
Londra e Mosca le regine, Madrid supera Parigi
Nazioni sovrane o Stati integrati, Brexit o no, c’è una cosa che non cambierà in Europa dopo le elezioni del 26 maggio e una volta definito il destino della Gran Bretagna: il podio tutto londinese nella classifica delle metropolitane più grandi del Continente. Un primato non intaccato neanche dall’ennesimo rinvio per l’apertura della Elizabeth Line. Sessanta miglia, poco meno di 100 km che collegheranno est e ovest della città, 41 fermate e un nome che omaggia la regina, la Elizabeth Line, costata dall’avvio dei lavori intorno ai 20 miliardi, avrebbe dovuto entrare in funzione a fine 2018. La data è poi slittata alla primavera del 2020 e di recente la stampa inglese ha fatto trapelare che l’avvio non avverrà prima del 2021.
 
Elizabeth Line o meno, con i suoi 400 km la Tube guarda aristocraticamente dall’alto in basso il trasporto pubblico di mezza Europa, anche al di fuori dei confini dell’Ue. Mosca, ad esempio, conta “appena” 379 km, ma è impegnata in un progetto miliardario che potrebbe scalzare Londra dal podio. Il completamento del piano è previsto per il 2035 e nel frattempo dal 2011 a oggi sono state aperte decine di fermate.
 
Nell’anno in corso è prevista l’entrata a pieno regime della Linea Rosa, 15 km e stazioni che replicano la meraviglia della sotterranea moscovita storica. Dalla Russia di Putin alla Spagna di Sanchez, a Madrid è tempo di celebrazioni per la metro: inaugurata nel 1919, festeggia i 100 anni e con i suoi 294 km vanta una linea in più di Londra.
 
A ruota, nell’elenco delle sotterranee più lunghe d’Europa, segue il metrò parigino, con 220 km di rete, le cui origini risalgono all’Esposizione Universale del 1900, una sorta di fiera delle meraviglie tecnologiche dell’epoca. Ai giorni nostri, Parigi è impegnata nel prolungamento di quattro linee, ma su tutto incombe il progetto Grand Paris Express (che peraltro ha ispirato la faraonica impresa moscovita), quattro linee che si svilupperanno intorno al territorio della città, una sorta di anello ferroviario esteso intorno all’ampia area metropolitana.
 
Nell’elenco delle reti più grandi d’Europa c’è spazio anche per la Germania. Una mini-classifica interna, con Berlino al primo posto (146 km, 10 linee e 173 stazioni), seguita da Amburgo e Monaco.  
 
Bobba: “Un universo pieno di umanità”
Corridoi, banchine, attese, treni. Le metropolitane da una parte all’altra del mondo hanno molto in comune nel loro universo sotterraneo e al tempo stesso sono luoghi con un carattere che le definisce in modo speciale. Elementi che Mario Bobba ha documentato con centinaia di scatti dal 2011 a oggi, andando alla scoperta di trenta metropolitane (come ad esempio Lisbona, nella foto a destra) in altrettante città del mondo. Dal suo lavoro è nato “Cities Underground”, progetto fotografico sulla scia della street photography underground, poi diventato anche una mostra itinerante. “Le prime esperienze sono state nelle metro di Parigi e Milano - racconta Mario Bobba, nato 71 anni fa sulle rive del Lago Maggiore - sessioni fotografiche che per me erano anche una prova dal punto di vista sia tecnico sia estetico. Il progetto è nato da un interesse per i trasporti urbani, ma un po’ anche per caso. Sull’interesse per l’infrastruttura a mano a mano ha prevalso l’umanità, ciò che davvero fa la differenza”.
 
Da Lisbona a New York, da Shangai a Parigi come cambiano i comportamenti dei pendolari? “Sono determinati dall’ampiezza del tragitto. Come a Shangai, dove i viaggi sono molto lunghi. Lì e a Pechino, forse è proprio la metro a metterti in contatto con il carattere cinese più autentico. Il colpo d’occhio all’interno è notevole, non trovi un turista occidentale. E poi ovunque nel mondo colpisce come l’abitudine alla lettura sia passata al 90% dalla carta allo smartphone”. Umanità a parte, le metropolitane più belle nella sua personale classifica? “Mosca, da sola vale un viaggio in Russia. E poi Napoli. Le metro asiatiche sono recenti e iper-tecnologiche, realizzate con materiali pregiati per durare a lungo, ma esteticamente deludenti”.
 
Mai avuto problemi nel corso dei suoi reportage? “A Tashkent, in Uzbekistan, un militare armato mi ha intimato di cancellare tutte le foto realizzate. In Russia, è vietatissimo fotografare gli interni, c’è un controllore su ogni banchina, ma dentro i vagoni le limitazioni sono meno rigide”.
Simona Di Capua
Trasporti & Mobilità-muoversiaroma.it
31 maggio 2019

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