Mobilità, strategica la gestione della sosta

17-05-2019
Mobility Report: obiettivi Cop 21 ancora lontani
Squilibrato verso la mobilità privata. Con conseguenti impatti negativi su qualità dell’aria, ambiente, territorio, economia e società. Appare così il sistema italiano. La soluzione? Cercare un corretto sviluppo della mobilità sostenibile e del trasporto pubblico locale passando anche dal miglioramento delle politiche della sosta. Ruota intorno a questi concetti il convegno “Mobility Report, Idee e soluzioni per la mobilità” organizzato da Aipark-Associazione Italiana Operatori Sosta e Mobilità e Asstra-Associazione Trasporti, che si è tenuto giovedì 16 maggio.
 
Al centro dell’attenzione le sfide dell’agenda ambientale, i cui indicatori confermano la sostanziale incompatibilità tra i provvedimenti finora presi e gli obiettivi indicati nell’Accordo di Parigi (Cop 21). Traffico motorizzato, mancanza di fondi per fornire i servizi base, degrado o mancanza di infrastrutture fanno parte delle sfide alle quali si aggiungono i dati sugli spostamenti in auto.
 
Che, secondo il 15° Rapporto sulla mobilita in Italia di Isfort, nel 2017 sono stati l’81,6% del totale di quelli motorizzati. Segno che la cultura di una nuova mobilità, nel nostro Paese, stenta a decollare.
 
Diventa fondamentale, quindi, per raggiungere i traguardi europei al 2030 e al 2050, porsi anche obiettivi intermedi. Come quello di ridurre almeno del 50% il traffico nelle città e cercare fin da subito di cambiare le modalità di spostamento. In collaborazione con la facoltà di Ingegneria de La Sapienza e Isfort, quindi, Aipark e Asstra stanno affrontando il tema, per porre in evidenza gli interventi possibili e virare verso modalità più sostenibili. Il report presentato, parte da un’analisi dei dati socioeconomici della mobilità urbana e della gestione della sosta.
 
L’analisi è stata fatta su 3 macro gruppi di 18 città divise per numero di abitanti e ha riguardato la relazione tra la gestione della sosta tariffata, con i dati dell’offerta (posti a striscia blu e bianca, parcheggi di scambio, parcheggi pubblici e tariffati, permessi per residenti e pubblica amministrazione), le tariffe e la regolamentazione. Dati poi rapportati ai componenti del sistema della mobilità urbana. Sarebbe la prima volta che un approccio di questo tipo è affrontato in Italia. E stranamente, secondo gli organizzatori, gli strumenti pianificatori, Pums compresi, non contemplano la sosta come fattore da considerare.
 
La sostenibilità dipende dal trasporto pubblico
Nell’ambito di Mobility Report sono state anche analizzate le leve che dovrebbero essere azionate per portare i cittadini verso forme di mobilità più sostenibili. Quali il trasporto pubblico, la ciclabilità, forme di sharing mobility, la pedonalità. Aipark e Asstra hanno quindi elaborato, insieme, una serie di proposte da presentare al Governo, per avviare da subito il processo di transizione. Le parole-chiave rimangono “accessibilità” “agenda ambientale”, “soluzioni sostenibili” e coinvolgono quegli elementi che traghettano la vecchia mobilità verso la nuova mobilità. Tra quelli di maggiore efficacia c’è l’aumento della velocità commerciale dei mezzi pubblici; l’applicazione di politiche tariffarie differenziate; l’incremento delle corsie preferenziali e delle aree pedonali; la logistica urbana; lo sviluppo di piste ciclabili e sharing mobility oltre a diverse tipologie di sosta.
 
Le infrastrutture sono cruciali
Tra i progetti d’investimento per i quali dovranno essere individuati fondi pubblici e privati da destinare ai mezzi e alle infrastrutture necessarie, ci sono: nuovi impianti, fisici e digitali, per un trasporto sostenibile; veicoli ecologici e hub urbani per la sosta; logistica, ricariche elettriche, parcheggi di scambio. Partendo dal presupposto, però, che lo squilibrio delle modalità di spostamento, secondo l’Osservatorio Isfort “Audimob” sui comportamenti di mobilità degli italiani, è ancora notevole. Se nel 2008, infatti, a usare la bici era il
3,6%, nel 2017 la quota è appena più alta, ovvero il 5,3%. Il totale della mobilità non motorizzata è sceso di poco, 78,9% nel 2008 e 72,4 nel 2017. Nel 2008 era l’81,4% a usare l’auto, nel 2017 l’81,6%. Insomma, la strada da fare è ancora lunga.
 

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