Pesaro-Italia, proposte di mobilità nuova

18-09-2017
Appuntamento nella città marchigiana per fare rete contro il dominio dell'auto

Condividere. Condividere lo spazio pubblico urbano, ridistribuirlo, riducendo la presenza delle automobili per restituire strade e piazze alle persone. Condividere gli spostamenti, come ricorda il tema centrale della Settimana europea della mobilità in corso in questi giorni, per ridurre la congestione delle città. Semplice, logico, necessario. Ancora poco praticato. Autobus, tram e treni, in bici o a piedi. Car e bike sharing. Integrazione tra reti. Piena accessibilità e possibilità, reale, di scelta tra le opzioni di trasporto.

Occorre creare le condizioni per lasciare l’auto a casa.

Pesaro è conosciuta come la città dello sport, della musica (qui è nato Gioacchino Rossini), dei motori. Da alcuni anni è diventata anche città delle bici, al primo posto con Bolzano per spostamenti
urbani a pedali, una rete di 14 linee che danno vita alla Bicipolitana, quasi 90 km di metropolitana per le due ruote su cui gli amministratori puntano anche per la crescita economica. Qui, e non solo, a condividere ci provano. Resistenze e difficoltà, come a volte accade nella convivenza tra ciclisti e pedoni, ci sono. Ma i risultati arrivano. Ed è stata Pesaro a ospitare, il 15 e 15 settembre, una due giorni organizzata dalla Rete Mobilità Nuova. Da Torino a Cosenza ci si è dati appuntamento per mettere a confronto esperienze e strategie e restituire, con una mobilità meno folle, i centri urbani a chi ci vive. Dal comune di pochi abitanti alla grande metropoli occorre utilizzare al meglio le risorse disponibili per cambiare le abitudini di spostamento dei cittadini. Un cambiamento da realizzare anche per la crescita del turismo (un tesoro che vale più del 10 per cento del PIL), per lo sviluppo economico: il mercato della bici nel complesso ha un valore di circa 6 miliardi di euro (dati Legambiente). Vale la pena puntarci allora, aumentando le strutture disponibili e garantendo la sicurezza di chi le utilizza.

Alcuni passi sono stati fatti. I ministeri dei Beni Culturali e dei Trasporti hanno presentato un piano per la mobilità turistica; c’è un finanziamento pluriennale per le ciclovie nazionali, compreso il Grab, il Grande raccordo anulare delle bici, a Roma; entro fine mese dal Camera dovrebbe arrivare la legge sulla mobilità ciclistica. E poi ci sono 5 miliardi stanziati per l’acquisto di nuovi bus e treni, per rinforzare il trasporto pubblico (13 milioni di passeggeri al giorno) un patrimonio da preservare e ampliare.

Da Firenze a Napoli, da Rimini a Bari, a Palermo, nuove aree pedonali e Ztl sono state realizzate o progettate. È arrivata la legge per la valorizzazione delle ferrovie storiche; i viaggi di lunga percorrenza a prezzi contenuti in autobus registrano un più 60 per cento (dati Flixbus). E poi gli spostamenti condivisi, car pooling e car sharing, sono in aumento, la rete tranviaria è in crescita (più 55 chilometri negli ultimi anni) e c’è il mondo dell’auto, dove gli investimenti sui carburanti alternativi sono in espansione.

Piani per il futuro della Capitale

Il lavoro da fare, tuttavia, è ancora molto. Il miglioramento del quadro economico generale e la discesa del costo della benzina, hanno contribuito alla risalita del tasso di motorizzazione privata. Il 75 per cento dei km percorsi si fa ancora in auto e al volante si passa il 63 per cento del tempo dedicato alla mobilità (dati Isfort). Proprio su questo tema Roma, premiata per il lavoro sulla mobilità sostenibile organizzato in occasione del “Sei Nazioni” di rugby, si è data un nuovo piano che prevede, tra l’altro, interventi sugli incroci più pericolosi, isole pedonali in ogni Municipio, moderazione del traffico creando zone a 30 all’ora, raddoppio, in tre anni, delle piste ciclabili. Il futuro della mobilità romana passa poi per il risanamento e il rilancio di Atac, lo scioglimento, in via definitiva, del nodo stipendi per gli autisti della privata Roma Tpl, l’ampliamento della rete tranviaria, il nodo di scambio metro A-C a San Giovanni.

Il cicloturismo, risorsa preziosa

Durante la due giorni pesarese dedicata alla mobilità nuova è stato anche siglato un protocollo d’intesa fra associazioni e realtà della società civile per la valorizzazione della cosiddetta mobilità
dolce: cammini, ciclovie e ferrovie turistiche. Un mercato per l’Italia ancora in gran parte inesplorato. Un numero per dare l’idea: il cicloturismo in Germania muove un giro di affari da 9 miliardi di euro, 16 considerando l’indotto. L’Italia, con un clima generalmente più adatto per questo genere di attività, è ferma a 2 miliardi. Anche se alcune regioni si stanno muovendo e molto: il Trentino Alto Adige, per esempio, con una rete cicloturistica da 2,5 milioni di transiti all’anno, per oltre 100 milioni di euro. Sempre da Pesaro è partita la sottoscrizione della “Dichiarazione dei diritti del ciclista urbano”. L’articolo 1 chiarisce lo spirito del documento: tutti hanno il diritto di circolare in bicicletta.

Simone Colonna

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