A piedi contro un destino che appare segnato

09-05-2019
Per Andrea Spinelli la vita riparte passo dopo passo
Coltivare sogni e progetti pensando di avere una vita davanti e poi scoprire un giorno che non è così. Che il tempo a disposizione non è più quello immaginato. E non lo è a causa di una malattia che non lascia speranze e che se da un lato ti getta inevitabilmente nella disperazione più totale dall’altro ti regala una nuova consapevolezza: davanti alle difficoltà non bisogna mai arrendersi ma godersi quello che viene giorno dopo giorno, passo dopo passo. Nel vero senso del termine. E’ successo ad Andrea Spinelli, 45 anni, siciliano di origine ma residente a Pordenone, in Friuli. Ad ottobre 2013 riceve una notizia terribile: ha un cancro al pancreas. I medici gli danno pochi mesi di vita, ma lui non si arrende e dopo due anni di terapie, comincia a camminare e guardare il mondo con occhi diversi. I km percorsi sull'asfalto e sterrato diventano il suo modo di reagire, la sua nuova filosofia di vita. Un modo per sentirsi vivo e non cedere alla disperazione. Dall’inizio del 2017 ad oggi ha percorso oltre 13 mila km, quasi 20 milioni di passi. Lo abbiamo sentito, pochi giorni fa, al termine di un cammino da Gubbio ad Assisi. 
Nell’ottobre 2013 ti diagnosticano un tumore al pancreas. Come è cambiata da quel giorno la tua vita? Non è cambiata, si è stravolta. Ovunque leggevo e realizzavo di avere veramente poco tempo da vivere, è dura da mandare giù. Come tante persone avevo sogni, progetti e una vita davanti, invece ho sentito suonare la campanella un po’ troppo presto, diciamo un po’ prima della fine della lezione. Nonostante una delicata operazione è diventato poi un tumore inoperabile, perché non si vedeva l’infiltrazione alla mesenterica, un’arteria. Non la si vedeva con i sistemi moderni di diagnosi e non è stato facile accettare anche questo. Poi l’impossibilità di fare subito una terapia salvavita che dopo però in sedici mesi ha fermato il tumore impedendo che lo stesso andasse in metastasi. Tutto cambia è inevitabile e non potrebbe essere altrimenti. 
Dove stai andando e soprattutto dove trovi la forza? Non lo so dove sto andando, sono contento perché ho ancora la forza almeno di provare a cercare una qualche direzione. Sono un essere umano, malato di cancro, la forza la prendo da mia moglie, è lei la chiave di volta di tutto, è la persona che ha deciso di stare con me nel bene e nel male, è lei a darmi il coraggio di andare avanti ed è per lei che cerco di non fermarmi. Inoltre tante persone mi vogliono bene, e a parte l’amore della propria famiglia, anche il sostegno degli altri è molto importante. Da soli, dove sono arrivato io, difficilmente ci si arriva.
Contapassi a parte, c’è qualcuno che ti accompagna negli spostamenti? Ti sottoponi a controlli medici?  Nel mio andare mi accompagna un bastone, uno zaino e l’amore di mia moglie. Ho iniziato a camminare dopo aver recuperato le forze, successivamente ai sedici mesi di terapia salvavita (chemio e radio). Ci sono voluti due anni e all’inizio del 2017 ho cominciato a mettermi sui lunghi cammini. Compatibilmente con controlli, esami e qualche ricovero vado avanti, camminare oggi per me è esistenziale, un andare oltre. Camminare è andare verso l’altro, è questa serenità che mi aiuta ad affrontare ogni giorno da malato di cancro. “Se di cancro si muore pur si vive” è il messaggio che cerco di comunicare con il mio libro e con il mio modo di affrontare questo brutto male.
Camminare per sentirsi vivi e guardare il mondo con gli occhi diversi, è un consiglio che daresti a tutti? Camminare è un qualcosa che sin dall’inizio accompagna l’essere umano, purtroppo è un movimento lento che è andato via via perdendo strada, la vita di oggi scorre ad una velocità non compatibile con i pochi chilometri orari che invece sono sufficienti per osservare il mondo che ci circonda. Come non consigliare una cosa che rende sereni e consapevoli della propria vita? Per quanto riguarda i malati di cancro come sono io, con patologia in atto, è sempre fondamentale seguire i consigli medici, ricordo che io ho dovuto aspettare due anni e solo dopo aver avuto la fortuna e solo dopo aver recuperato le forze, mi sono messo in cammino. Ad oggi ho percorso 13.700 km a piedi e se per un camminatore può essere motivo di orgoglio e rispettoso silenzio, per un essere malato di cancro come me è voglia di gridarlo al mondo intero.
Insomma, passo dopo passo Andrea ringrazia la vita e cerca nuovi equilibri. La sua storia è raccontata in un blog che cura personalmente e nel libro “Se cammino vivo – se di cancro si muore pur si vive”.  
 
A cura di Simona Innocenti, pubblicato sulle pagine di Trasporti&Mobilità il 9 maggio 2019