Semafori sempre più intelligenti e connessi

15-01-2018
A Roma sperimentazione nel bacino Prati-Flaminio

Il primo semaforo a illuminazione elettrica fu messo in funzione nell’estate del 1914 a Cleveland, Ohio. Disponeva di due luci, rossa e verde. Esempi di semaforo a tre luci si videro a New York negli anni Venti. Erano comandati manualmente, per i primi comandi automatici ci vollero altri due anni. Da allora il semaforo di strada ne ha fatta. Tanta, che ormai è in grado di dettare, in modo autonomo, regole e ordine degli spostamenti urbani. Sicurezza, organizzazione e armonizzazione delle componenti del traffico, infatti, sono i pilastri che guidano la non semplice gestione della semaforica cittadina. Che punta a rendere sempre più intelligente la circolazione dei veicoli e delle persone. Nella Capitale ne è un esempio il progetto di “Ammodernamento bacino Prati-Flaminio”, avviato da Roma Servizi per la Mobilità nel 2008 e in fase di completamento con la collaborazione dell’Ati titolare del contratto di manutenzione. Con 540 mila euro messi in bilancio dal dipartimento Mobilità e Trasporti alla voce “investimenti”, la partecipata capitolina lavora per ottimizzare la viabilità del perimetro in questione. Con risultati che già si percepiscono ma che daranno il massimo rendimento tra qualche tempo. L’intervento interessa 42 impianti semaforici, che saranno connessi in modo permanente alla Centrale della Mobilità di Roma Servizi. In loro corrispondenza, infatti, sono posizionati congegni utili a raccogliere informazioni su flussi di traffico e tempi di percorrenza. Ma vediamo nel dettaglio. Il progetto prevede l’installazione di antenne e sensori (bluetooth, spire virtuali, wireless) che rilevano il passaggio di veicoli e calcolano il tempo impiegato sulle principali direttici del bacino. Le informazioni sono utilizzate dalla Centrale della Mobilità per attuare azioni opportune di gestione del traffico. Attraverso un software, poi, sarà possibile integrare le informazioni con quelle che arriveranno dal controllo satellitare della flotta Atac, che ora dispone di Avm anche sui tram. Questo, consentirà di migliorare l’uso dell’impianto semaforico oltre che per il trasporto pubblico anche per il traffico privato, con una serie di azioni predefinite. Come, ad esempio, dare più verde o più rosso in un certo punto o adottare piani semaforici più brevi o più lunghi.

 

Per impianti semaforici non s’intendono le singole lanterne ma quell’insieme di semafori che “governano” gli incroci. Di un impianto, infatti, possono far parte più semafori, in grado di essere
coordinati tra loro. Grazie agli ormai noti Its (Intelligent Transportation System) gli impianti possono diventare, appunto, “intelligenti” e decidere come regolare i flussi di traffico in base alle informazioni che vengono raccolte su strada. Quindi definire la migliore strategia da adottare. È il caso, ad esempio, della Public Transport Priority, processo che interessa i percorsi dei mezzi pubblici rendendoli “preferenziali” in corrispondenza degli incroci più critici del percorso. Sugli stessi incroci, installando strumenti aggiuntivi, si può classificare la domanda in corrispondenza delle direzioni portanti del traffico e permettere così una regolazione "più fine” dei flussi. Ma i semafori della Capitale possono fare anche di più. Ad esempio ospitare sensori in grado di monitorare i tempi di percorrenza lungo i principali itinerari di spostamento. L’integrazione delle varie tecnologie avviene poi nella Centrale della Mobilità dove, attraverso l’analisi delle informazioni raccolte in tempo reale dai sistemi ITS, è possibile mettere in campo azioni strategiche per una regolazione ottimale del traffico. Roma conta 1500 impianti circa distribuiti sul territorio, di questi circa 550 sono centralizzati, cioè collegati direttamente alla Centrale della Mobilità, le strategie vengono impartite a livello centrale. Gli altri che non lo sono, hanno però “intelligenze locali” ossia sono impianti semaforici dove i sensori raccolgono informazioni sulla base delle quali decidere come gestire l’incrocio. I semafori, insomma, sono sempre più vicini ad avere una propria “anima”. Dai tempi di Cleveland, insomma, ne è stata fatta di strada.