Servizi pubblici, i romani bocciano il trasporto

12-12-2017
Situazione peggiorata anche per la svalutazione dei crediti che l’Atac ha con Regione e Comune

Responsabilità di Atac, ma non solo. Se il giudizio dei romani sul trasporto pubblico cittadino è peggiorato e si attesta al di sotto della sufficienza in tutte le sue declinazioni, secondo l’Authority
dei Pubblici servizi una ragione c’è. “L’analisi dei costi di Atac mette in rilievo la riduzione del costo operativo per chilometro, ridotto del 10% dal 2009 mentre il costo totale non è diminuito - si
legge nella relazione annuale presentata in Campidoglio - e questo porta a ritenere che una parte dei problemi derivano proprio dalla origine extra ordinario delle perdite dell’azienda”.

In pratica, secondo l’agenzia capitolina, negli ultimi sette anni sui conti di Atac hanno pesato gli 892 milioni di euro di svalutazione di crediti vantati nei confronti della Regione Lazio e di Roma Capitale. “La percezione - continua la relazione - sembra rispecchiare l'andamento dell’offerta di Tpl. Un’offerta che ha visto ridurre il servizio sugli superficie di quasi 28 milioni di vetture per chilometro dal 2006. Quella di metropolitana nel contempo è cresciuta (più 15 milioni di vetture per km), ma il servizio effettivamente erogato è sempre stato inferiore alla programmazione, con uno scarto negativo per i primi 10 mesi del 2017 che è stato pari al 15%”.

A contribuire a peggiorare la situazione, il drastico calo degli investimenti effettuati da Atac (due terzi in meno rispetto al 2009). Un fattore che traina inevitabilmente dietro l’aumento dell’età
media del parco vetture, la riduzione delle risorse destinate alla manutenzione (in questo caso scese del 20% rispetto al 2009) e la crescita dei guasti, che nel 2016 ha interessato il 36% dei mezzi, con circa un milione di corse perse.

Per quanto riguarda la metropolitana le criticità sono di carattere organizzativo interno all’azienda. Nel 2016, infatti, quasi il 30% delle corse sono state perse per la mancanza di personale, al quale
poi si è sommato gli effetti della mancanza dei materiali di ricambio per garantire la corretta manutenzione dei treni. Uno scenario che, visto lo storico gap della rete romana rispetto a quella delle altre capitali europee (due Km di rete ogni 100mila abitanti contro i quattro Km di Berlino e i 9 di Madrid) ha spinto l’Authority a consigliare al Campidoglio un nuovo e robusto piano di investimenti.

Insieme al rapporto negativo dell’Authority capitolina dei pubblici servizi, arriva una nuova bocciatura per la Roma-Lido. La ferrovia che collega piazzale Ostiense al litorale, infatti, secondo il rapporto Pendolaria di Legambiente resta anche nel 2017 tra le dieci peggiori d’Italia. La Roma-Lido registra un afflusso giornaliero di 55mila passeggeri contro i circa 100mila stimati fino a pochi
anni fa, con un calo del 45%. L'età media dei 23 convogli impiegati sfiora i 20 anni, mentre le corse effettuate nel 2016 sono state il 7,2% inmeno rispetto a quelle programmate.

Le biglietterie sono presenti solo in meno di un quarto delle stazioni, mentre nel 78% non c’è presenza di personale ferroviario e nell’85% dei casi i tabelloni elettronici degli orari non funzionano.
Per Legambiente l’unica soluzione è trasformare la ferrovia in una metropolitana.