Shuttle a guida autonoma, primo test

08-03-2019
Rms sperimenta la navetta elettrica prodotta da Navya
Una navetta elettrica a guida automatica e assistita. Ossia che si muove in totale sicurezza grazie alla connessione satellitare e altre moderne tecnologie. Non è fantascienza. All’estero, dagli Stati  Uniti al Giappone, passando per Francia e Svezia, già si usa. In questi giorni, sul piazzale davanti alla sede di Roma Servizi per la Mobilità, in viale Luca Gaurico, si può ammirare lo “Shuttle” prodotto dalla Navya, azienda francese di “mobilità intelligente”. Aggettivo quantomai adatto a questa navetta che può trasportare 15 persone, a una velocità massima di 25 chilometri orari alimentata solo da energia elettrica. Ma come fa un veicolo a muoversi autonomamente? Sul tetto c’è una telecamera che rileva ostacoli ,“memorizza” i percorsi e riceve i segnali trasmessi anche dalla centrale di controllo. Stessa cosa fanno i sensori montati sulle fiancate. Un’altra antenna, invece, recepisce il segnale Gps per orientarsi al meglio con un margine di errore di 1 centimetro. In Italia questo mezzo non può ancora circolare su strada aperta al pubblico perché le autorizzazioni ministeriali sono in fase di valutazione. La navetta può già circolare in spazi privati come campus universitari, aree aeroportuali, aree aziendali, ospedali, Università, parchi tematici etc. A Parigi si sta sperimentando lo Shuttle all’interno de La Defense. Negli Usa dentro il campus universitario di Ann Arbour, nel Michigan. Stessa cosa nell’università di Salford (Regno Unito). L’elenco completo sarebbe lungo ma basterà ricordare l’utilizzo dello Shuttle Navya negli Emirati Arabi, in Australia, Svizzera, Olanda e Cina. Lo Shuttle, però, non nasce per spostarsi lungo grandi distanze. “La navetta – spiega Roberto Maldacea, direttore esecutivo di IMobility Garage Partner e distributore Navya in Italia – è concepita per collegare il primo e l’ultimo miglio. Ossia portare gli studenti dal cancello principale dell’ateneo alle varie facoltà di un campus. Oppure per portare passeggeri all’interno di un’area aeroportuale”. “È un veicolo di tipo 3 - spiega ancora Maldacea – che significa? Il massimo è quello 5, in cui una vettura si muove completamente in maniera autonoma. Nella nostra navetta, per convenzione internazionale c’è la presenza umana per intervenire in caso di emergenza.