Sicurezza stradale, il ruolo della tecnologia

16-01-2019
Le informazioni possono fare la differenza
Utilizzare l’intelligenza artificiale per rendere sempre più sicura la guida dei veicoli e raggiungere l’ambizioso obiettivo europeo del dimezzamento dei morti sulle strade entro il 2030. Secondo il Centro studi auto aziendali di Istat dall’inizio del nuovo millennio in Italia il numero di morti dovuti ad incidenti stradali è diminuito. Le vittime, infatti, sono passate da 7.096 del 2001 a 3.378 del 2017, con un calo del 52,4 per cento nell’arco di 16 anni.
 
Hanno contribuito a questo risultato una serie di fattori. O meglio: l’effetto congiunto tra vari elementi, tecnologici e normativi, quali, ad esempio, l’utilizzo sempre più sofisticato dei sistemi intelligenti di trasporto, i miglioramenti introdotti nel Codice della Strada, gli investimenti sulle infrastrutture, i controlli e la qualità e gli strumenti di cui, nel tempo, sono state dotate le auto.
 
A tutto questo si possono aggiungere due passaggi di ultima generazione. La larga diffusione degli open data, ossia della gran quantità di informazioni rilevate dai sensori installati a bordo dei mezzi e la cosiddetta “intelligenza artificiale” che consente, in modo sempre più preciso, la loro interpretazione. In questo hanno giocato un ruolo determinante le varie tecnologie ormai presenti a bordo. Parliamo di telecamere di bordo, scatole nere, sistemi di geo-localizzazione, strumenti, insomma, che permettono di rilevare ogni serie di dati. Da quelli legati al veicolo a quelli che riguardano lo stile di guida, i consumi e finanche i parametri esterni con i quali chi è al volante deve confrontarsi.
 
Alcuni esempi sono le condizioni meteo, i dati sui flussi di traffico e sulle possibili situazioni di rischio che possono verificarsi. La quantità di dati che oggi si riesce a raccogliere può essere elaborata da appositi software che, volendo citare la teoria di Luciano Bonomi, docente di Informatica all’Università di Bologna, “permettono di fare tre tipi di analisi molto complesse, e cioè analisi predittive, prescrittive e cognitive”. Le prime consentirebbero di ricavare dati di previsione sugli eventi che possono verificarsi. Le prescrittive forniscono indicazioni sulla migliore reazione da avere al verificarsi di determinate situazioni. L’analisi cognitiva, infine, attraverso la messa a punto di algoritmi di intelligenza artificiale sempre più avanzati, sarebbe in grado di trasformare i dati non lavorati in conoscenza. E trasmettere le informazioni semplificate in linguaggio naturale, per supportare chi è alla guida nel prendere decisioni tempestive e corrette.
 
- L’obiettivo resta limitare il numero delle vittime -
 
Tradurre in cifre l’intenzione di dimezzare entro il 2030 il numero dei morti sulle strade europee, significa parlare di circa 25mila vite. Come? Rendendo concreto il “3rd Mobility Package”, pacchetto di misure presentato dalla Commissione europea tra il 2017 e il 2018 e del quale fanno parte più azioni per rendere la mobilità sicura, pulita e connessa. Un’iniziativa accolta con favore dal Consiglio europeo per la Sicurezza dei Trasporti (ETSC) e dalla FIA, la Federazione internazionale dell’automobile. Tra le proposte della Commissione, ce ne sono due che rimandano a tecnologie particolarmente innovative da montare su tutte le auto nuove: l’ISA (Intelligent speed assistance) ossia il sistema di adattamento intelligente della velocità e l’Aeb (Automated emergency braking) – sistema autonomo di frenata d’emergenza. Secondo gli studi fatti, entrambe da sole potrebbero contribuire a salvare più di 2mila vite umane ogni anno.
Trasporti & Mobilità - muoversiaroma.it
16 gennaio 2019

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