Sicuri in bicicletta, progetto della Federazione

22-02-2018
Troppi incidenti e una norma poco applicata

Pensato per scuole, associazioni ciclistiche e in generale tutti gli appassionati delle due ruote a pedali, partirà tra pochi giorni il progetto “Sicuri in bicicletta”. Ideata dalla Federazione ciclistica italiana
e realizzata con la fondazione Ania (l’Associazione nazionale delle assicurazioni), in collaborazione con il ministero dei Trasporti e la Polizia di Stato, l’iniziativa ha l’obiettivo di sensibilizzare chi si sposta in bici per motivi di studio o lavoro, per una semplice passeggiata o per un allenamento, a utilizzare strumenti che lo rendano più visibile, anche di giorno, a indossare il casco e a stare in sella sempre in modo corretto. Si punta insomma su formazione, informazione ed educazione stradale.

“Sicuri in bicicletta” entrerà nelle scuole e non solo. Sono infatti previsti materiali didattici e incontri formativi con ciclisti delle categorie agonistiche giovanili che verranno coinvolti in momenti di formazione sulla sicurezza e sul rispetto del Codice della Strada. In occasione di questi incontri, spiegano dalla Federazione ciclistica italiana, verrà consegnato un capo di abbigliamento tecnico ad alta visibilità appositamente realizzato per il progetto e che risponde alla necessità di rendere quanto più possibile individuabile il ciclista anche di giorno.

Renato Di Rocco, presidente della Federazione ciclistica italiana, presentando quest’iniziativa ha parlato di una “Battaglia di civiltà”, mentre Umberto Guidoni, Segretario Generale della fondazione
Ania, ha sottolineato come “La bicicletta non deve essere vista soltanto dal punto di vista agonistico, ma rappresenta prima di tutto un mezzo per lo spostamento di milioni di persone, che si muovono su strada all’interno di un sistema di mobilità che, spesso, non li agevola. E la sicurezza di chi va in bici è il tema su cui bisogna concentrare l’attenzione, perché ora come ora non ce n’è abbastanza”.

Su questo aspetto, la posizione della Federazione ciclistica italiana Lazio è netta: “È necessario che il Codice della strada riconosca l’utente ciclista - sottolinea Gianfranco Di Pretoro, responsabile
piste ciclabili e viabilità Fci Lazio - prevedendo le ciclovie su tutte le carreggiate. Chi va in bici, infatti, deve poter contare su uno spazio dedicato, separato da quello di auto e moto".

Saranno i ragazzi, spiegano dalla Federazione, i primi ad essere coinvolti, partecipando a incontri formativi. Il primo appuntamento è stato fissato per il 17 marzo ad Ancona.
Prevista, inoltre, nei corsi per tecnici federali, una lezione dedicata alla sicurezza stradale e un percorso formativo specifico per la preparazione di personale che svolga iniziative sulla sicurezza
in bicicletta negli istituti scolastici. Sono stati realizzati video tutorial. Maggiori dettagli e aggiornamenti saranno disponibili sul sito federciclismo.it

I ciclisti che hanno perso la vita in Italia sono stati 275 nel 2016 e 251 nel 2015 (dati Aci-Istat), il numero tra i più alti in tutta Europa. I feriti, invece, sono stati 16.500. A Roma (sempre nel
2016) hanno perso la vita 6 ciclisti, altri 235 sono rimasti feriti mentre pedalavano.

Intanto, da alcuni giorni è entrata in vigore la legge sulla mobilità ciclistica, che rende obbligatori i finanziamenti per ciclovie nazionali e itinerari urbani. Destinati 14,8 milioni di euro alle Regioni
per 70 piste ciclabili. La rete, denominata “Bicitalia”, sarà lunga 20mila chilometri e comprenderà anche il Grab romano.

Di piste ciclabili nel Paese ce ne dovrebbero essere molte di più. Fin dal 1998, infatti, esiste una legge (la 366 del 19 ottobre) che obbliga gli Enti locali (Comuni in primis) a realizzare percorsi e piste ciclabili in occasione della costruzione di nuove strade o di interventi di manutenzione straordinaria di quelle esistenti. Facendo mente locale, significa che nei nuovi quartieri sorti a Roma dal
2000 in poi, dovrebbero esserci decine di piste ciclabili. Peccato che il programma pluriennale necessario sia stato approvato dall’Aula Giulio Cesare nel 2012.