Targhe estere, le nuove norme

20-12-2018
Cosa prevede il decreto Sicurezza
Fino a 3mila euro di multa e la confisca del mezzo. Dal 4 dicembre 2018 è in vigore, nell’ambito del cosiddetto decreto Sicurezza, la versione aggiornata dell’articolo 93 del Codice della Strada (i commi di riferimento sono l’1-bis e il 7-bis), che vieta, a chiunque abbia la residenza in Italia da oltre 2 mesi, la circolazione sul territorio nazionale con veicoli a targa estera (senza residenza, il limite previsto dal Codice, articolo 132, è di 1 anno). 
 
Le strade possibili sono due: o si reimmatricola il mezzo, prendendo la targa italiana, o si porta il veicolo oltre confine.
 
Un giro di vite che comunque mantiene alcune deroghe nel caso di leasing e noleggio senza conducente, finalizzato in particolare a fermare chi, con la scusa dell’auto immatricolata all’estero, elude obblighi come il bollo, l’assicurazione o il pagamento delle multe. Nel solo centro di Roma, nei primi giorni dall'entrata in vigore del provvedimento, la Polizia Locale aveva sanzionato oltre 10 veicoli non a norma.
 
Citando testualmente la nuova misura, la violazione della norma sulla targa estera prevede una “sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 712 a 2.848 euro. L’organo accertatore trasmette il documento di circolazione all’ufficio della Motorizzazione Civile competente per territorio e ordina l’immediata cessazione della circolazione del veicolo”. La multa, entro 5 giorni, si può pagare con la riduzione del 30%. Dopodiché, si hanno 6 mesi di tempo per mettersi in regola, reimmatricolando il mezzo in Italia o chiedendo un foglio di via per portarlo oltre confine. Altrimenti scatta la confisca.
 
Sul fronte deroghe, sempre l’articolo 93, al comma 1-ter, parla dell’ipotesi di un veicolo concesso in leasing o in noleggio senza conducente da parte di un’impresa di un altro Paese dell’Ue, o dello Spazio economico europeo (di cui fanno parte Islanda, Liechtenstein e Norvegia). In questo caso, per evitare multe, a bordo del mezzo deve essere custodito un documento, sottoscritto dall’intestatario e con data certa, “dal quale risultino il titolo e la durata della disponibilità del veicolo”. In mancanza di questo documento, la “disponibilità del veicolo si considera in capo al conducente”. La deroga vale anche nell’ipotesi di veicolo concesso in comodato a chi risiede in Italia e ha un rapporto di lavoro o di collaborazione con un’azienda dell’Ue o dello Spazio economico europeo.
 
- Reimmatricolazione, ecco i costi -
Se si vuole continuare a utilizzare il veicolo in Italia si deve fare la reimmatricolazione. I costi sono comunque inferiori a quelli della multa. Le spese fisse sono: l’imposta di bollo per l’iscrizione al Pra, quella per il rilascio della carta di circolazione, la quota parte Aci e i diritti del Dipartimento Trasporti Terrestri. Un po’ più di 100 euro il totale. Vanno poi considerati l’imposta provinciale di trascrizione, che varia a seconda del tipo di veicolo e della provincia di residenza. Si parte da una base di 151 euro per vetture fino a 53 kilowatt di potenza (72 cavalli), a cui sommare la maggiorazione provinciale (a Roma è del 30%, quindi altri 45 euro). Sopra i 53 kw il costo è di 3,51 euro per ogni kw, maggiorazioni provinciali a parte. Ci sono poi i costi per il rilascio della targa (circa 45 euro) e per gli eventuali servizi di intermediazione. I dettagli sono su www.aci.it.
Simone Colonna
Trasporti & Mobilità - muoversiaroma.it
20 dicembre 2018
 
AGGIORNAMENTO DEL 30 GENNAIO 2019: Il Ministero dei Trasporti, con una circolare inviata agli uffici della motorizzazione civile, ha specificato che, per portare l'auto con targa estera oltre i confini italiani, in alternativa al "foglio di via" si può anche scegliere di trasportare il mezzo "mediante trasporto con altro veicolo idoneo e munito di titolo autorizzativo". Qui per saperne di più.

In evidenza

Nuovo corridoio della mobilità

Chiusure per la Metro A