Taxi rosa con coraggio. L'altrà metà

14-06-2018
Nella Capitale 474 licenze al femminile su 7.700

Paola nel traffico della Capitale, Lisiana tra le auto e i motorini di Napoli. Daniela alle prese con i cantieri da Lorenteggio all’aeroporto di Linate. Tre città, tre vite diverse, un unico denominatore: il loro lavoro è guidare il taxi. Dal piccolo drappello del capoluogo partenopeo alle diverse centinaia di Roma e Milano, le donne si fanno largo in un settore che nei
numeri è saldamente maschile. Sino ai casi estremi di Cagliari e Verona, dove le tassiste si contano sulle dita di una mano. “Sono più di dieci anni che a Napoli il settore
taxi si è aperto alle donne – racconta Lisiana che lavora per il radiotaxi 202020 – Tuttavia siamo 11 su 2.376: ci conosciamo tutte e siamo in contatto attraverso Whatsapp. Io ho iniziato questa seconda vita professionale a 50 anni: i colleghi mi hanno subito accolta bene”. Maggiori i problemi nel traffico: “I giovani sono molto aggressivi. E mancano le corsie preferenziali, agevolerebbero il nostro lavoro” sottolinea Lisiana che tre anni fa ha vinto un premio come miglior tassista della città. A 700 chilometri di distanza, anche l’esperienza di Daniela, tassista del 4040 a Milano (dove i taxi sono 5mila), parte dalla consapevolezza delle capacità: “Dieci anni fa, i colleghi anziani vedevano la presenza femminile come una violazione del territorio. Ti guardavano male anche i tramvieri. Ora è un lavoro aperto, ma non è per tutte le donne: deve piacerti guidare in ogni condizione, senza paura del traffico. E ogni cliente è un’incognita. Ma sono convinta che la nostra presenza contribuisca a smussare i luoghi comuni sul mestiere.” E il traffico a Milano? “A volte meglio evitare le preferenziali, sono aperte un po’ a tutti”.
“È un lavoro serio, ci vuole capacità di relazione con le persone” sostiene Paola, tassista a Roma con MyTaxi. Nella Capitale, su 7.700 licenze, 474 sono intestate alle donne. “Il mestiere è nato maschile, in qualche modo devi essere in grado di risolvere un po’ tutto. È anche un modo per scoprire le tue capacità. Ma capita che con la batteria scarica o una gomma forata i colleghi vengano in aiuto. Di solito sono solidali”. Esperienze sempre positive? “Una volta è salito a bordo un ragazzo appena uscito dal carcere. Strada facendo mi ha raccontato
che i miei colleghi, al posteggio, gli avevano negato la corsa. Dicevano di non avere strumenti a bordo per orientarsi lungo il percorso”.

di Simona Di Capua