Traffico congestionato, ci costa 12 miliardi l'anno

19-10-2017
Roma potrebbe risparmiare fino a 4 miliardi

Risparmi complessivi fino a 12 miliardi di euro l’anno, che corrispondono a una percentuale tra lo 0,34 e lo 0,44 del prodotto interno lordo nazionale. Se provassimo a quantificare il tempo perso nel traffico o a bordo di mezzi pubblici poco efficienti, calcolando la produttività perduta, sarebbe questa la cifra risparmiata se le città italiane. Dove, rispetto a Parigi, Berlino, Madrid e Londra, si impiega il doppio negli spostamenti, con una media di 61 minuti per soli 5,5 chilometri nelle quattordici aree metropolitane (Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze, Bologna, Bari, Venezia, Genova, Reggio Calabria, Catania, Palermo, Messina, Cagliari).

Uno studio di European House-Ambrosetti, realizzato in collaborazione con il Gruppo Ferrovie dello Stato e consultabile su fsnews.it, ha calcolato, monetizzandoli, importi che potrebbero essere recuperati grazie a collegamenti più veloci, infrastrutture adeguate, maggiore integrazione tra le varie forme di mobilità.

Lo studio evidenzia anche la quota che si potrebbe recuperare da città a città. A Roma, ad esempio, il valore del tempo risparmiato ogni anno grazie a una rete di trasporti funzionante si aggirerebbe
tra un minimo di 3.143,4 e un massimo di 4.041,6 milioni di euro.

Secondo la ricerca, la mobilità è un fenomeno che cresce a dismisura e che ha portato dal 75,1% all’83,6% il numero di persone che, negli ultimi 5 anni, si sposta quotidianamente nel nostro Paese. Con un indice di qualità legata alla mobilità urbana (Urban mobility index), elaborato nel corso dello studio, che a Milano arriva a 8,07; Torino a 7,12; Venezia a 6,41. A seguire, Roma con 5,60, Napoli con 5,07, Reggio Calabria con 4,6 e Palermo con 3,90.

Nel trasporto pubblico si “buttano” 500 milioni
In tema di mobilità le strade del risparmio passano anche dagli investimenti. Secondo Federmobilità, il trasporto pubblico può risparmiare almeno 500 milioni di euro l’anno grazie a una concorrenza regolata e all’impiego delle tecnologie. Soldi che poi si potrebbero reinvestire nel sistema stesso. E ottenere un 10% di efficientamento significa trovare le risorse per migliorare il trasporto pubblico senza sottrarle alla sanità o ad altri servizi essenziali per i cittadini.

In Italia solo il 34% va su ferro
Lo studio The European-House Ambrosetti ha elaborato, con dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, anche il traffico passeggeri per chilometro tra il 2005 e il 2016 sul territorio nazionale.
Sono stati 17,678 milioni nel 2005; 19,188 milioni nel 2010 e 18,030 milioni nel 2016. Nel 2005 si sono mossi in autobus e filobus 11,625 milioni di passeggeri; nel 2015 sono stati 10,964; nel 2016 11,220. Sul metrò hanno viaggiato 4,982 milioni di persone nel 2005; nel 2010 sono state 5,984 milioni; nel 2016, invece, 5.493 milioni. Il rapporto 2015 di Asstra sui passeggeri/Km in Italia è stato del 65% su gomma e 35% su ferro. In Francia è stato del 34% su gomma e del 66% su ferro; in Germania, 36% contro 64%.

I sussidi ai combustibili fossili
Efficienza del trasporto e risparmio vanno a braccetto. Ma efficienza significa anche sicurezza, rispetto dell’ambiente, tutela della salute dei cittadini. Come si muovono, in questo senso, le città europee? Male sembra, perché continuano a finanziare petrolio, gas e carbone, favorendo cambiamenti climatici e smog. Tra il 2014 e il 2016 undici Stati Ue hanno distribuito più di 336 miliardi per sostenere i combustibili fossili. In primis nel settore trasporti, con più di 49 miliardi di euro, pari al 44% del sostegno pubblico. Lo rivela il rapporto “Transizione 2020: Monitoraggio dei sussidi ai combustibili fossili in Europa”, di ODI (Overseas Development Institute), CAN Europe (Climate Action Network) e Legambiente. L’Italia nel 2016 ha speso 15,2 miliardi in sussidi diretti e indiretti (esoneri dall’accisa, sconti, finanziamenti di opere) alle fonti fossili.

Maria Teresa Cirillo

Trasporti & Mobilità - muoversiaroma.it