Trasporti, la parità di genere non c’è

23-01-2018
Solo 1 donna su 5 tra gli addetti. Arriva una piattaforma europea dedicata: da Fs i primi segnali

Essere donna nel settore dei trasporti. In Europa non è cosa facile, visto che la “quota rosa”, in media, vale solo il 22%. Eppure parliamo di un settore ampio, che oltre al trasporto locale comprende quello aereo, ferroviario, marittimo e la logistica, con un sostanziale “indotto” rappresentato dalle aziende che si occupano di amministrazione, pianificazione e gestione dei vari servizi. In Italia, poi, il divario è di 13,2 punti rispetto alla media europea (dati Istat 2016).

A dare una sterzata alla situazione sono stati il Comitato economico e sociale (Cese) e la Commissione europea che, per promuovere l’occupazione femminile nel settore dei trasporti e garantire le pari opportunità, hanno istituito la piattaforma europea “Donne e trasporti” (Ue, Platform for change). Lanciata appena un mese fa, è stata presentata dalla commissaria europea ai Trasporti, Violeta Bulc, “La piattaforma è stata sviluppata per offrire alle società di trasporto e alle organizzazioni - ha detto - la possibilità di mettere in evidenza le iniziative per la parità di genere e lo scambio di buone pratiche”.

La Bulc ha inoltre invitato in modo ufficiale le organizzazioni dedicate alle pari opportunità del settore a impegnarsi, firmando una dichiarazione ufficiale di scambio, anche online, delle esperienze più virtuose. Tra le prime aziende italiane a sottoscriverla, il Gruppo Ferrovie dello Stato, insieme alle istituzioni e ai principali operatori ferroviari europei. “La firma - ha dichiarato Mauro Ghilardi, direttore Risorse Umane del Gruppo Fs- è un’ulteriore e importante tappa nel percorso avviato da Fs Italiane per sostenere concretamente l’occupazione femminile, soprattutto nei settori ad oggi ancora appannaggio degli uomini. Non è solo una questione etica ma rappresenta un volano di crescita economica per il Paese e per l’intero sistema Europa”.

La Piattaforma consentirà alle parti interessate di condividere le proprie iniziative e le misure prese a favore della parità di genere. “Abbiamo avviato diverse iniziative per invertire questo trend - ha sottolineato Ghilardi - partendo dall’introduzione di una politica aziendale che impegnerà tutte le società del
Gruppo Fs ad attivare processi di selezione che prevedano nella rosa dei candidati il 50% di donne”.

La Piattaforma europea “Donne e Trasporti” misurerà periodicamente l’impegno delle aziende sull’occupazione in rosa. Come? Attraverso la valutazione di prospettive e retribuzione, ambiente e strutture di lavoro adeguate, equilibrio tra vita professionale e vita privata, sviluppo di competenze e, non ultimo, processi di reclutamento che tengano conto della trasparenza e delle pari opportunità. E, sempre il Gruppo Fs, ha messo a punto un’iniziativa che parte dal basso. “Bisogna lavorare per abbattere gli stereotipi legati all’occupazione femminile a partire dalla scuola - spiega l’azienda -
con la campagna Women in motion, stiamo andando negli istituti tecnici e nelle scuole medie per far conoscere alle studentesse il nostro settore. Grazie a questa iniziativa, in pochi mesi, le candidature femminili con diploma tecnico sono cresciute del 50%. Nel 2018 andremo anche nelle scuole elementari”.

A Roma nel settore trasporti le due realtà di riferimento sono Atac e Roma Servizi per la Mobilità. Verificando sui rispettivi siti internet la composizione del personale, Atac si attesta molto al di sotto della media europea con poco più del 12% di donne tra i dipendenti (1.377 su 11.450). Solo tra gli “amministrativi” lo scostamento è minimo (533 donne e 697 uomini), mentre in alcuni settori la “quota rosa” è nulla o pressoché inesistente (nessuna addetta fra gli operai di superficie e solo due tra quelli delle metropolitane). Anche tra i conducenti, il rapporto rimane sbilanciato (223 a 5.527), mentre oltre un terzo dei quadri parla al femminile (63 su 117). Anche per via delle profonde differenze sul tipo di attività svolta, la realtà dell’Agenzia per la Mobilità è un’eccezione. Struttura composta soprattutto da personale tecnico e specializzato che conta 160 dipendenti donna e 168 uomini. Solo tra i dirigenti l’equilibrio cambia. Fino alla scorsa estate solo 2 su 8 erano donne; ora ne è rimasta 1 su 6. In Atac, invece, le dirigenti sono 7 su 45.

Se la cultura del lavoro, in generale, affonda radici nelle differenze di genere, in termini economici queste non sono poi così esasperate. Almeno in Italia. Se parliamo di stipendi, infatti, la differenza tra uomini e donne nel nostro Paese è tra le più basse dell’Unione Europea. A rilevarlo, è una pubblicazione Eurostat diffusa dall’Istat, in cui emerge che in media le donne guadagnano il 5,5% in meno degli uomini. Il dato è del 16,3% per l’intera Ue e del 23% a livello mondiale (dato Onu). Le differenze maggiori si registrano in Estonia (26,9%) e Repubblica Ceca (22,5%); più vicine all’Ita-
lia, invece, Lussemburgo, Romania (entrambe al 5,8%) e Belgio (6,5%).

Maria Teresa Cirillo

Trasporti & Mobilità - muoversiaroma.it