Un mosaico nella buca al posto della “toppa”

24-02-2018
Quando la manutenzione stradale diventa arte

A Roma lavorerebbe a ciclo continuo. E con la sua arte potrebbe rendere meno grigie le giornate di automobilisti, motociclisti e pedoni. Jim Bachor vive a Chicago e da 17 anni riempie le buche della sua città con dei mini-mosaici, promuovendo una visione alternativa e pop degli spazi urbani.

Una passione, la sua, nata nel 2001 al ritorno di un viaggio in Italia. Jim va a Ravenna per studiare la tecnica tradizionale del mosaico. Nel corso dei suoi studi, lavora come volontario agli scavi di Pompei rimanendo folgorato dalla bellezza dei reperti. Alla fine del corso torna nella sua Chicago e affina il suo stile. Una mattina, Jim trova una buca davanti a casa sua, e decide di riempirla. La pala in una mano, l’asfalto nell’altra, la buca non c’è più: Jim la copre con un mosaico.

Un vicino di casa per ringraziarlo gli offre la colazione e gli fa venire l’idea: riempire di mosaici tutte le buche di Chicago. E a poco a poco comincia il suo progetto. In pochi anni tappa oltre 20mila
buche
. Le trasforma in piccole e vere opere d’arte, sempre allegre e colorate. Alcune tessere le ordina direttamente dagli artigiani di Murano. All’inizio lascia un numero di serie all’interno di ogni
mosaico per denunciare la grande quantità di buche in città ma il numero è fittizio e vuole essere solo un monito per la comunità.

Per un certo periodo riproduce solo gelati, poi personaggi dei videogiochi come Red degli Angry Birds. In un altro, raffigura patrizi romani vestiti con abiti di marca moderni e gladiatori con i sandali
di un noto marchio sportivo. Poi solo fiori, quasi a voler contrapporre la forza e la bellezza della natura alle storture dell’asfalto rovinato.

Ma ha anche creato scritte ironiche e numeri utili. Tutte le sue opere sono numerate ma non sono in vendita. E si possono ammirare anche a Philadephia, Detroit, Berlino, Helsinki e Riga. Bachor, ha lasciato al sua firma anche in Italia, coprendo una buca a Carrara.

La sua unica preoccupazione resta quella di non essere investito dalle auto che gli sfrecciano vicino. Così, mentre esprime la sua arte, indossa un giubbetto da operaio e delimita la sua area di lavoro con dei coni, gli stessi che i suoi figli usano per gli allenamenti di calcetto.

In nome di un ambiente urbano più pop, per la gioia, almeno visiva, di pedoni, motociclisti e automobilisti.