Vita da riders, sullo sfondo di un piano normativo in possibile evoluzione

27-06-2019
O fattorino in bicicletta dove vai con tanta fretta? Vado a portare un panino espresso per chi l’ha ordinato proprio adesso. Parafrasando la celebre filastrocca dello scrittore Gianni Rodari, dedicata ai postini, la realtà di oggi è quella dei riders, i moderni fattorini, che hanno il compito di consegnare cibo e non solo, ordinato su una piattaforma internet. Ragazzi, ma anche over 40, che corrono da una parte all’altra della città, in bici o in motorino, incuranti di pioggia e vento.
 
Per loro la strada può diventare un vero pericolo in base alle necessità di ottimizzare il tempo, per guadagnare il più possibile. Spesso guidano in modo spericolato. Per loro non ci sono differenze tra festivi, weekend, orari notturni o tutto quello che ha un lavoratore dipendente. Spesso in caso di incidenti, devono far fronte da soli alle cure. Ma la loro posizione potrebbe cambiare sul piano normativo, con tutele minime di cui fino ad oggi i ciclo- fattorini erano sprovvisti.
 
I riders sono l’evoluzione dei fattorini che trasportano le pizze a domicilio ordinate per telefono. In Europa i primi sono stati quelli di Just Eat, fondata in Danimarca nel 2001. Il datore di lavoro non è un esercizio commerciale, ma una piattaforma online di food delivery. Per esempio aziende come Deliveroo, Glovo, Uber Eats o Just Eat, che utilizzano i lavoratori su due ruote, e garantiscono spesso le consegne 24 ore su 24. 
 
Quello che conta per un rider è avere resistenza, possedere bici o moto di proprietà e saper guidare nel traffico cittadino, inoltre avere uno smartphone, perché tutto è gestito da un’applicazione. Il sistema non assicura un guadagno fisso, e questo lo spinge ad accettare più consegne possibili.
 
Alcuni riders definiscono questa modalità di lavoro una forma al limite della legalità: “Non siamo riconosciuti dalle aziende come lavoratori e non beneficiamo delle plusvalenze e dei guadagni che sviluppano queste aziende”. Basta vedere come a fronte di una consegna, che viene pagata a partire da 2 euro all’ora, in base alla distanza, la società di food delivery chiede almeno 2,50 al cliente che la utilizza. Inoltre queste piattaforme, grazie agli ordini di consegna, sono in possesso di informazioni preziose, riguardo alle abitudini di una persona, di una determinata zona.
 
Hanno pertanto una delle merci più preziose, ossia le informazioni. Ma i riders non vengono ripagati per questa ricchezza.
 
- L’indotto è di 1700 posti. Per il 40% sono studenti -
Ecco chi pedala per le città. Quattro rider su dieci sono studenti, con una percentuale che si aggira attorno al 40% rappresentano la maggior parte dell’intera “flotta” dei rider. Hanno un’età media di 27 anni. La maggior parte collabora con la piattaforma per meno di 6 mesi.
 
Ma vediamo i numeri dell’indotto: le attività supportano 1.700 posti di lavoro, che si aggiungono ai 150 dipendenti. Dei 1.700 posti complessivi, 1.500 sono nel settore della ristorazione, di cui 940 nelle catene di ristoranti e 550 nei ristoranti indipendenti. Nel settore della ristorazione, le attività di Deliveroo generano circa 65 milioni di euro di fatturato aggiuntivo, 41 dei quali nelle catene di ristoranti e 24 nei ristoranti indipendenti.

 

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