Stazione Termini, tra abusivi e "battitori di corse"

18-10-2017
Nonostante i maggiori controlli il fenomeno resiste
Il tassametro è in vista sul cruscotto, ma si guardano bene dal metterlo in funzione. Hanno licenza e auto bianca d'ordinanza, ma non seguono nessuna regola. Un gradino al di sotto dell’abusivo vero e proprio, c’è il battitore di corse. Un piccolo gruppo - tengono a sottolineare i tassisti ascoltati in diversi parcheggi del Centro - ma una vera piaga. “So’ pure cattivi”, si fa scappare qualcuno sottovoce. Riconoscerli è semplice: cattiveria a parte, invece di accendere il tassametro e utilizzare le tariffe imposte dal Comune per il servizio taxi, il battitore accalappia i clienti, a Termini o negli aeroporti. E poi, una volta a bordo, contratta il prezzo della corsa. A piazza dei Cinquecento, di solito occupano la fila più esterna del parcheggio, pronti a dileguarsi o a cambiare registro in caso di controlli. Come è avvenuto con il blitz di giovedì scorso: sette pattuglie della Polizia Locale, tra Gruppo intervento traffico, Squadra vetture e agenti del Gruppo Centro, schierate nel quadrilatero tra via Marsala, via Giolitti e piazza dei Cinquecento. Un’operazione mirata soprattutto agli abusivi e iniziata con l’appostamento delle pattuglie (tre erano in borghese) per verificarne i movimenti. La maggior parte è stata bloccata sul posto, compreso l’abusivo scoperto alla guida di un veicolo che aveva già un provvedimento di sequestro. Per lui, confisca e super-multa di circa 2mila euro. In un caso, invece, è scattato un lungo inseguimento che si è concluso solo in via Po. Questo per quanto riguarda gli abusivi veri e propri. Ma i “battitori”? Quando arriva la Polizia Locale, svaniscono in un secondo. I controlli restano uno dei pochi strumenti efficaci, perché bloccarli non è semplice: hanno licenza e tassametro, non rifiutano la prestazione del servizio. Il loro reato è la truffa, ma per accertarla servirebbe la denuncia del cliente-vittima di turno. “Per questo chiediamo da anni un presidio fisso dei vigili - dicono i tassisti in attesa dei clienti nei due parcheggi di piazza dei Cinquecento e di via Marsala - Per noi il presidio fisso sarebbe molto più utile del corso di formazione che ora ci propone il Campidoglio. È vero, i vigili sono presenti in modo assiduo, ma non basta. Perché quando non ci sono torna tutto alla normalità”. Quella in cui c’è ancora spazio per gli abusivi e i “battitori”.
 
 
Esiste una radice molisana nella storia dei tassisti romani. Bagnoli del Trigno, Salcito, Pietracupa,Pietrabbondante, luoghi di origine di un’emigrazione interna che già alla fine dell’Ottocento portò a Roma esperti stallieri destinati a trasformarsi con il tempo in vetturini di carrozze pubbliche e private. Il flusso di arrivi continuò anche a cavallo delle due guerre mondiali. E negli anni Cinquanta, chi lasciava i piccoli paesi del Molise con la speranza di lavorare e farsi spazio nella Capitale, spesso trovava il primo impiego in autolavaggi e garage. “Sono arrivato a Roma nel dicembre del ’56, avevo 20 anni e 5mila lire in tasca. Ma 1.340 li ho spesi per i viaggi in corriera”, ricorda Andrea Di Tosto, molisano di Bagnoli del Trigno, in pensione dallo scorso anno dopo aver iniziato la sua professione di tassista all’inizio degli anni Sessanta. Da un piccolo paese a una città, è stato difficile imparare strade, percorsi, scorciatoie? “A Roma si camminava tanto allora, era facile imparare i percorsi. All’inizio lavoravo in un autolavaggio e nelle domeniche libere giravo a piedi. Conoscevo tutti i vicoli di Trastevere e sapevo dove stavano i pochi ristoranti e i locali. Ma lei la sa la storia di Ponte Milvio, Costantino contro Massenzio? E lo sa con quale materiale è costruito il Muro Torto?” Appassionato di storia di Roma? “Ho cercato di conoscere tutto quello che potevo per poi fare da cicerone ai miei clienti”. Quindi la convince l’idea dei corsi per i tassisti voluti dal Comune? “È una buona cosa, il lunedì nei parcheggi taxi si parla troppo di calcio, non è possibile”. Abusivi e battitori, una piaga antica? “Nel ’63, quando ho iniziato, eravamo 2.400, una categoria unita e ascoltata. Noi agli abusivi gli Noi agli abusivi gli correvamo appresso e non avevano vita facile neanche i battitori: ricordo che fino all’inizio degli anni Ottanta, i vigili in borghese si fingevano clienti e li beccavano sul fatto”. Tanti anni in giro per Roma, clienti famosi? “Molti, anche Aldo Biscardi. E poi Pannella, con lui quante discussioni”.
 
Da "Trasporti e Mobilità" del 18 ottobre 2017, a cura di Simona Di Capua
 

 

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