Sui guard-rail dispositivi "salva-motociclisti". La nuova legge

19-07-2019
Pubblicata a maggio sulla Gazzetta Ufficiale sarà gradualmente applicata dall'autunno prossimo

- Pubblicato lo scorso maggio sulla Gazzetta Ufficiale, sarà in vigore (gradualmente) a cominciare dall’autunno inoltrato, il decreto del Ministero dei Trasporti sui dispositivi di sicurezza per i motociclisti da installare sui guard-rail. Sul testo, abbiamo chiesto il parere di due esperti. Il decreto, secondo l’ingegner Enrico Pagliari, coordinatore dell’area tecnica dell’Aci, ha dei limiti di applicabilità. Ovvero, la protezione salva-motociclisti si può mettere solo su certe curve o in corrispondenza di intersezioni dove si sono verificati, in un triennio, almeno cinque incidenti gravi che abbiamo visto coinvolti motoveicoli e/o ciclomotori. C’è poi un problema di costi, legati ai crash test, quando previsti. Per l’esperto dell’Automobile Club il nodo resta, in generale, la “diffusa carenza di manutenzione. E la mancanza di manutenzione ordinaria: buche, guard-rail, segnaletica, illuminazione”. Per Stefano Calamani, presidente di Aisico, l’Associazione italiana per la sicurezza della circolazione, nel decreto “Ci sono poche luci e tante ombre. Tra le luci il fatto che in Europa ci sono pochissime normative nazionali che cercano di regolamentare l’impiego di dispositivi di ritenuta per i motociclisti. Da questo punto di vista l’Italia è in prima fila”. Tra le ombre invece, anche per il presidente Aisico “sicuramente il fatto che il decreto non favorisce molto lo sviluppo dei sistemi. Diventa obbligatorio solo per le strade con velocità di progetto non inferiore a 70 km/h nelle curve con raggio di curvatura minore di 250 metri. Sono veramente pochi tratti. E’ poi obbligatorio per strade con curve inferiori a 250 metri dove si siano verificati almeno 5 incidenti con morti o feriti negli ultimi 3 anni. Poco davvero”. Calamani sottolinea poi come “il decreto fornisce alcune regole per l’installazione di dispositivi per motociclisti su barriere esistenti senza alcuna prova sperimentale. Noi abbiamo la consapevolezza che aggiungere un elemento ad un dispositivo che funziona non sempre è positivo, anzi spesso potrebbe inficiarne il funzionamento. Si potrebbe quindi arrivare al paradosso che per salvare un motociclista si renda la barriera poco sicura nei confronti degli urti con le macchine ed i pullman. Prima di scrivere un decreto tecnico sarebbe stato opportuno fare un progetto sperimentale per valutarne tutti gli aspetti. Noi diversi anni fa avevamo dato la nostra disponibilità a fare una serie di prove, condividendone gli oneri, ma nessuno ha mai mostrato interesse. Speriamo di non dovercene pentire”.

- Sul decreto abbiamo sentito anche l’Associazione Motociclisti Incolumi (AMI), da anni impegnata sul tema. “Dopo 16 anni di battaglie - sottolineano - AMI ha accolto con favore la volontà del ministro Toninelli di emanare un decreto specifico per le barriere salva-motociclisti, anche se il testo prodotto non è efficace come previsto nelle intenzioni. L’impostazione delle norme attuative limita fortemente la possibilità di agire su infrastrutture esistenti, prediligendo interventi radicali di rinnovamento delle barriere, intenzione lodevole ma, nella situazione economica italiana, eccessivamente limitativa. Il decreto esigerebbe una modifica sostanziale, già suggerita da AMI e da altre associazioni. Nell’attesa che il Ministero modifichi il decreto, AMI vuole vedere il lato positivo di questo testo, che nel sordo silenzio che lo ha preceduto, si rivela un rombo rivolto ai progettisti di infrastrutture, per dire che noi motociclisti esistiamo e pretendiamo sicurezza”.

- Il ministero dei Trasporti, contattato, ha sottolineato come, se nel decreto sono individuati specifici tratti stradali sui quali installare i dispositivi salva-motociclisti, questo non limita la possibilità per un ente gestore della strada di installarne anche in tratti “che non ricadono nelle condizioni di obbligo”. In relazione alla ridotta possibilità di applicazione, per il Ministero questa critica “non tiene conto della reale conformazione dei tracciati stradali sul territorio italiano” e, sull’obbligo solo per le strade con velocità di progetto non inferiore a 70 km/h, per il Mit si tratta “in via generale di tutte le strade in ambito extraurbano nonché quelle urbane di scorrimento. Resterebbero escluse dall’obbligo le strade di quartiere e locali urbane, con limite a 50 km/h, strade sulle quali solitamente” non ci sono curve con guard-rail. “Resta comunque l’obbligo di installare i dispositivi salva-motociclisti su tutte le strade nelle quali si riscontrasse il tasso di incidentalità richiamato nel decreto”. Per quanto riguarda le regole per l’installazione, sono state predisposte dopo “la condivisione di studi forniti dai partecipanti al gruppo di lavoro che ha elaborato il decreto, avallate dal Consiglio superiore dei lavori pubblici e condivise da tempo con l’Associazione Motociclisti Incolumi”. Ancora, sui crash test, dal Ministero evidenziano come il decreto dispone che i dispostivi salva-motociclisti siano testati secondo una specifica tecnica europea (la UNI CEN/TS 1317-8), con “Prove al vero. Un approccio, alla base della attestazione di prestazione di tutti i dispositivi di ritenuta stradale”. I dispositivi salva-motociclisti “devono garantire la sicurezza all’uso. L’attestazione da parte di laboratori accreditati presenta ovviamente un costo ai fini della commercializzazione e della garanzia di sicurezza”.

 

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