Cambiamenti climatici, dall’Onu: “Sforzi del tutto inadeguati”

05-12-2019
I Paesi del G20 quelli che inquinano di più
“L’umanità, che subisce le conseguenze del cambiamento climatico, deve scegliere tra la speranza di un mondo migliore agendo, o la resa. Gli sforzi della comunità mondiale per fermare il cambiamento climatico sono stati finora “assolutamente inadeguati” e c’è il rischio che il riscaldamento globale possa passare il punto di non ritorno”. Così il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha aperto la “Conferenza sul clima Cop 25”, in corso a Madrid, lamentando che finora le azioni per contrastare i cambiamenti climatici sono state insufficienti.
 
Anche Papa Francesco, in un messaggio inviato ai partecipanti alla Cop 25 ha ribadito “che le azioni sono state deboli”. Che questa sia la realtà lo dimostrano anche i dati dell’ultimo rapporto dell’Unep (Agenzia per l’ambiente dell’Onu), dal titolo “Emission Gap 2019”, che evidenzia come tutti gli indicatori critici per il clima siano in peggioramento.
 
Il dato più allarmante è che le emissioni di gas serra, come l’anidride carbonica (CO2), uno tra i principali gas responsabili dei cambiamenti climatici, stanno aumentando. Secondo il dossier dell’Unep, negli ultimi 10 anni l’incremento di produzione dei gas serra è stato dell’1,5 per cento annuo. Con il conseguente aumento della temperatura media del pianeta di 3,2 gradi rispetto ai livelli antecedenti alla rivoluzione industriale. Per scendere al di sotto della soglia di 1,5/2 gradi centigradi di temperatura media globale, come previsto dall’Accordo di Parigi sul Clima, si dovrebbero tagliare le emissioni di gas serra del 7,6 per cento nel decennio 2020-2030. Il dossier evidenzia che per ridurre l’incremento della temperatura del globo a 2 gradi centigradi, le nazioni dovranno triplicare gli sforzi o addirittura quintuplicarli se si vuole scendere sotto la soglia di 1,5 gradi.
 
Un passaggio sarà a novembre 2020 con la “Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul clima”, prevista a Glasgow, in Scozia, dove i Paesi che hanno sottoscritto l’accordo di Parigi dovranno impegnarsi a mettere in campo ulteriori misure per il contenimento di gas serra. Obiettivi che andranno centrati entro il 2030. Il rapporto dell’Unep, infine, sottolinea che il 78 per cento di tutte le emissioni globali sono immesse nell’atmosfera dai Paesi del G20.
 
- Il Parlamento europeo chiede più tagli di CO2 -
Conscio dei ritardi sulla lotta ai cambiamenti climatici, il Parlamento europeo di Strasburgo, in sessione Plenaria, ha approvato una risoluzione che chiede maggiori tagli alle emissioni di CO2. Il famoso “Accordo di Parigi”, che entra in vigore il 1 gennaio 2020, prevede che gli Stati membri dell’Ue taglino, entro il 2030, del 40 per cento le emissioni di gas serra. Obiettivo complessivo, un taglio delle emissioni del 55 per cento, sempre entro il 2030. La risoluzione è passata con 430 sì, 190 no e 34 astensioni. Sembra muoversi anche il governo europeo. Secondo Greenpeace Europa, la Commissione si sarebbe impegnata, entro marzo prossimo, a proporre una legge sul clima che sancisca l’obiettivo “emissioni zero” per il 2050 e, entro ottobre 2020, a mettere a punto un piano per gli obiettivi che sono stati richiesti dal Parlamento europeo.
 
- Meteo estremo, va male l’Italia -
Andando a vedere le ripercussioni dei cambiamenti climatici, l’Italia occupa il sesto posto della poco invidiabile classifica dei Paesi dove si registrano più vittime e danni economici. Dal 1999 al 2018, nel Bel Paese sono state registrate 19.947 vittime, tutte riconducibili ad eventi meteorologici estremi, mentre le perdite economiche ammonterebbero a 32,92 miliardi di dollari. I dati sono stati riferiti all’Ansa da Germanwatch, nota organizzazione non governativa  che ha redatto il “Global Climate Risk index”, uno strumento di analisi degli impatti causati in ogni nazione da eventi climatici estremi, in termini di perdite di vite umane e danni economici. Germanwatch ha calcolato che nel solo 2018 gli eventi estremi hanno causato in Italia 51 decessi e 4,18 miliardi di dollari di perdite.
 
- L’esperto: “Obiettivi insufficienti” -
Non molto ottimista anche Carlo Carraro, membro dell’Ipcc, il comitato scientifico dell’Onu sul clima e docente di Economia ambientale all’Università Ca’ Foscari di Venezia, nonché uno dei più autorevoli membri del centro CMCC@Ca’Foscari, il più prestigioso centro accademico di ricerca italiano sui cambiamenti climatici. “Alla Cop 25 di Madrid – ha dichiarato all’Ansa - comincerà la revisione degli impegni dei Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi per la riduzione dei gas serra. Non verranno prese probabilmente grosse decisioni. E' noto oramai che gli obiettivi definiti a Parigi sono insufficienti. In Italia abbiamo il Pnec (Piano nazionale energia e clima), che si può vedere sul sito del Ministero dello Sviluppo economico. Ma non è sufficientemente ambizioso per raggiungere gli obiettivi di Parigi. Temo che per avere un quadro più definito si dovrà aspettare il 2022.
A metà di quell’anno, uscirà il nuovo rapporto dell’Ipcc sul clima. Il rapporto darà un quadro aggiornato della situazione mondiale. Non sarà solo una ricerca scientifica: gli Stati voteranno quello studio, e quando l’avranno approvato, verrà adottato da tutti. I governi non potranno più negare le sue conclusioni”.
Mauro Muraour
Trasporti&Mobilità-muoversiaroma.it
5 dicembre 2019