Neo-patentati e incidenti, puntare sulla formazione

22-01-2020
L'esperto ACI: "Puntare sulla tecnologia"
Guida imprudente, limiti di legge per i neo-patentati, utenze deboli in condizione di rischio. Temi di attualità, soprattutto per gli incidenti stradali, che sempre più spesso vedono coinvolti giovani nei primi tre anni di patente di guida. Una strategia è la formazione dei giovani a una cultura della viabilità più consapevole.
 
Enrico Pagliari, Coordinatore Centrale dell’Area Tecnica di Aci, socio dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria del Traffico e dei Trasporti, è uno dei maggiori esperti di sicurezza nella mobilità.
Le scuole guida svolgono ancora un ruolo all’altezza della formazione dell’automobilista?
“Le automobili sono molto cambiate - spiega - sempre più connesse e soprattutto a guida assistita, per sopperire ad errori, distrazioni o defaillance del conducente. Riteniamo opportuno che nei corsi richiesti dal Codice della Strada per il rilascio della patente ci siano moduli specifici per spiegare il corretto funzionamento e utilizzo di questi dispositivi di assistenza alla guida, i cosiddetti ADAS. I conducenti devono essere consapevoli dei limiti di tali dispositivi. È per questo motivo che nelle scuole guida Ready2Go a brand ACI sono già previsti moduli formativi che vanno oltre i programmi richiesti dal Ministero e spiegano cosa fanno e come devono essere correttamente utilizzati gli ADAS”.
 
Come si può rendere la rete stradale cittadina più sicura?
“Lo scorso marzo, l’ACI, insieme all'Associazione Italiana per l'Ingegneria del Traffico e dei Trasporti, gli Ordini degli ingegneri e degli architetti di Roma e l'Istituto Nazione di Urbanistica (INU) hanno presentato al Ministro dei Trasporti una proposta integrativa delle Linee Guida per la Redazione dei Piani Urbani della Mobilità Sostenibile, in cui si propone una organizzazione della viabilità urbana. L’idea è quella di classificare la rete urbana su due livelli, una primaria destinata alla circolazione dei veicoli motorizzati e una secondaria destinata alle utenze vulnerabili, come pedoni e ciclisti. Sulla rete secondaria la precedenza spetta ai pedoni, poi a seguire i ciclisti ed eventualmente le forme di mobilità innovativa come i monopattini elettrici. Sulle strade secondarie vigerebbe il limite di velocità a 30 Km/h. Sulla viabilità primaria le utenze vulnerabili potrebbero circolare solo su sede protetta o separata, percorsi ciclo-pedonali o attraversamenti pedonali almeno semaforizzati”.
 
E ora le “Isole ambientali” a misura anche dei pedoni
Una città sempre più vivibile, in considerazione dell’alto tasso di motorizzazione: le auto in città sono circa 1.800.000. La soluzione possono essere le "Isole Ambientali". Due progetti definitivi sono stati approvati in Giunta lo scorso dicembre: Casal Bertone e Ostia Antica.
 
Prevedono la riqualificazione dei quartieri attravero interventi sulla viabilità: aree pedonali, zone a velocità ridotta, una disciplina di traffico a misura di pedoni e ciclisti. Il vantaggio è quello di migliorare la qualità della vita, oltre a una maggiore sicurezza. Sempre Enrico Pagliari, Aci, sottolinea: “Si stima che all’interno del Grande Raccordo Anulare di Roma per la viabilità primaria basterebbe meno  del 20% delle strade, con l'80% a disposizione per la mobilità delle utenze vulnerabili e/o delle forme di mobilità innovativa, con evidenti benefici alla vivibilità della città”.
 
Tecnologia per limitare gli errori
I sistemi di assistenza alla guida che subentrano errori e distrazioni del conducente, nel prossimo futuro consentiranno dapprima la guida automatica e poi la guida autonoma. Oggi la tecnologia consente uno scambio di informazioni tra veicolo e veicolo e tra veicolo e infrastruttura stradale, alzando notevolmente il livello di sicurezza delle strade. Nell'immediato, ACI auspica che sia reso obbligatorio da subito il freno automatico di emergenza, Autonomous Emergency Braking (AEB). Sarebbe dimostrata l'efficacia del dispositivo, soprattutto se di ultima generazione, che consente riduzioni di incidentalità di almeno il 30%. Per questo, viene proposta la diffusione dei sistemi di assistenza (Adas) su veicoli che non dispongano di dispositivi di serie. Tra i Paesi dove l’utilizzo si è dimostrato efficace, Israele: imposto per legge, si sono ridotti i sinistri del 40% circa”.
Paolo Petrucci
Trasporti&Mobilità-muoversiaroma.it
22 gennaio 2020